Non sei il tuo corpo – Una pratica guidata di liberazione

non sei il tuo corpo

Oggi sono uscito di casa con un bel brufolo in faccia. Proprio sulla guancia. Quella parte del volto così esposta, così “pubblica”. Già il mio naso si prende sempre la scena, se poi ci aggiungo il brufolo…

Il brufolo è stato per me un maestro. Mi ha elargito un grande insegnamento. Mi ha ricordato che ci identifichiamo troppo con il nostro corpo. Crediamo di essere la nostra pelle, i nostri denti, i capelli. Crediamo di essere quell’immagine riflessa nello specchio e percepita dagli altri. Pensiamo che la nostra reputazione si giochi tutta lì, su quella superficie esposta al mondo.

Ma possiamo fare nostri i preziosi consigli di una tradizione come il buddhismo, nel quale il corpo ha un ruolo molto più circoscritto. Non siamo il nostro corpo. Non siamo i nostri capelli, né le nostre unghie, né la pelle. Sono solo parti anatomiche. Transitorie, mutevoli, impermanenti. Belle da osservare, sì, ma solo per renderci conto che non ci appartengono davvero.

La contemplazione delle 32 parti del corpo

Nel buddhismo Theravāda, in particolare, esiste una pratica che consiste nella contemplazione del corpo, tramite la sua analisi in 32 parti:

capelli sulla testa, peli sul corpo, unghie, denti, pelle, carne, tendini, ossa, midollo osseo, reni, cuore, fegato, diaframma, milza, polmoni, intestino crasso, intestino tenue, stomaco, feci, cervello, bile, catarro, pus, sangue, sudore, grasso, lacrime, grasso, saliva, muco, olio delle articolazioni, urina.

Sembra una cosa un po’ morbosa, ma in realtà lo scopo è ridurre l’attaccamento e l’idealizzazione del corpo, vedendolo per ciò che è: un insieme di elementi impersonali, impermanenti e condizionati.

Questa contemplazione sostiene equanimità, realismo e distacco, ed è spesso usata come antidoto all’attaccamento sensoriale e all’illusione di un “sé” corporeo unitario.

Facciamola facile: contemplazione di 5 parti del corpo

Ajahn Chah, uno dei più importanti esponenti del buddhismo Theravāda, propone la contemplazione delle 5 parti visibili del corpo: capelli, peli, unghie, denti, pelle. Sono proprio quelle più critiche nel determinare il senso di un sé separato.

L’invito è a guardarli con attenzione, uno a uno, non per giudicarli, ma per vederli per quello che sono davvero: non io, non mio, non me stesso.

Quando ci sediamo in meditazione e ci soffermiamo su ciascuna di queste parti, possiamo fare tre cose molto semplici, ma profondamente liberatorie:

  1. Sentire se da quella parte del corpo derivano sensazioni.
  2. Osservare la loro natura impermanente: tutto cambia, anche ciò che crediamo più solido.
  3. Prendere atto che non siamo quelle parti. Non ci identificano, non ci definiscono.

I capelli sono solo capelli. La pelle è solo pelle.

Questa è una pratica semplice, eppure così potente. Ci aiuta a smettere di giudicarci in base all’apparenza, ad alleggerire il peso del nostro ego, a vedere con più chiarezza chi siamo davvero. Delle realtà dinamiche, che si ricreano di continuo in base alle interazioni con le altre persone e con il resto della realtà.

Se vuoi provarla, ti invito ad ascoltare la meditazione guidata che segue, sperimentando in prima persona questa possibilità di liberazione.

La meditazione guidata è stata registrata durante l’ultimo incontro di pratica della community “Noi di Zen in the City”, che si è svolto lunedì scorso. Se vuoi venire a curiosare, scrivici. Ti regaleremo la partecipazione gratuita a uno dei nostri incontri di pratica online.

E se ti va, condividi nei commenti cosa hai scoperto su di te grazie alla contemplazione di 5 parti del corpo.

Audio della meditazione guidata:

 

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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