Osho – Chi impara a conoscere le proprie potenzialità non ha più alcun limite

conoscere le proprie potenzialità

Viviamo nel mare della vita, viviamo l’uno dentro l’altro. Ciò che appartiene a te può appartenere a me, ciò che appartiene a me apparterrà a te. Poco fa ho iniziato a parlare: in me c’era qualcosa e ora lo sto riversando in te e diventerà tuo, diventerà parte della tua consapevolezza, apparterrà alla tua memoria, alla tua mente; sarà completamente tuo. Quando un pensiero è ascoltato, quando è compreso, diventa tuo. Non è più soltanto mio; ora siamo interconnessi.

Il sé, quindi, è un’entità fasulla creata dalla società per i propri scopi. Se comprendi gli scopi della società, puoi continuare a recitare il tuo ruolo senza esserne ingannato. Nella società tutti hanno bisogno di una carta d’identità, altrimenti le cose si complicherebbero. Tutti hanno bisogno di un nome, tutti hanno bisogno di risiedere a un indirizzo, tutti hanno bisogno di un passaporto, altrimenti le cose sarebbero troppo complicate: come faremmo a chiamare una persona? Come faremmo a rivolgerci a qualcuno? Queste sono cose pratiche, necessarie, sicuramente necessarie, ma prive di una verità intrinseca; sono soltanto delle convenzioni. Chiamiamo un determinato fiore “rosa”, ma non vuol dire che quello sia il suo nome. I fiori non hanno un nome, ma dobbiamo pur chiamarli in qualche modo, altrimenti sarebbe difficile fare una distinzione fra la rosa e il fiore di loto e, se tu volessi una rosa, senza nomi sarebbe difficile formulare la tua richiesta. Ma queste sono delle semplici necessità.

Certo, hai bisogno di un nome, di un’etichetta; ma tu non sei né l’etichetta né il nome. In te deve nascere la consapevolezza che non sei il tuo nome, non sei la forma nella quale vivi; non sei né hindu, né cristiano, né indiano, né cinese e non appartieni a nessuno, a nessuna setta, a nessuna organizzazione: il Tutto appartiene a te e tu appartieni al Tutto. Qualsiasi altra cosa non può essere vera. Con questa comprensione la presa che l’ego ha su di te diventa sempre meno salda, finché un giorno ti accorgi che puoi usare l’ego senza essere usato dall’ego.

La seconda cosa da ricordare: l’ego è identificarsi con un ruolo, con una funzione. C’è chi fa l’impiegato, chi fa il commissario, qualcun altro fa il giardiniere e qualcun altro ancora fa il governatore. Queste sono funzioni, sono cose che fai; non sono il tuo essere. Quando qualcuno ti chiede: “Chi sei?” e tu rispondi: “Sono un ingegnere”, dal punto di vista esistenziale la tua risposta è errata. Come potresti mai essere un ingegnere? L’ingegnere è ciò che fai, non è ciò che sei. Non chiuderti troppo nell’idea della funzione che svolgi, perché vorrebbe dire chiudersi in una prigione. Nel mondo svolgi il lavoro di ingegnere, di medico o di governatore, ma non significa che sei quelle funzioni. Puoi smettere di fare l’ingegnere e cominciare a fare il pittore, puoi smettere di fare il pittore e iniziare a fare il netturbino… tu sei infinito.

Quando un bambino nasce, ha a sua disposizione l’infinito. Piano piano, l’infinito non è più disponibile così apertamente; il bambino inizia a fissarsi in una determinata direzione. Quando è appena nato, è una multidimensionalità, ma piano piano comincia a scegliere; noi lo aiutiamo a scegliere, lo aiutiamo a diventare qualcuno. Un proverbio cinese dice che l’uomo nasce come un fenomeno illimitato, ma sono estremamente rare le persone che muoiono con la medesima qualità: l’uomo nasce come un fenomeno illimitato e muore come fenomeno limitato. Quando sei nato eri esistenza allo stato puro; se quando morirai sarai un dottore, un ingegnere o un professore, vuol dire che nella vita sei stato un perdente.

Quando sei nato, avevi mille alternative, infinite possibilità – potevi diventare un professore, uno scienziato, un poeta – milioni di opportunità erano a tua disposizione, tutte le porte erano aperte. Poi, piano piano, ti sei radicato, sei diventato un professore – magari un professore di matematica e così hai sviluppato una mentalità sempre più ristretta; sei diventato un esperto, uno specialista. Ora sei come un tunnel che continua a restringersi sempre di più. Sei nato vasto come il cielo, ma ben presto entri in questo tunnel e non ne esci più. Questo tunnel è l’ego, è l’identificazione con un ruolo. Se si pensa a un uomo soltanto in termini del suo essere impiegato, gli si arreca una profonda offesa; è un grande insulto che fai a te stesso se pensi di essere soltanto un impiegato, è una cosa davvero degradante. Siete tutti degli dei e delle dee, e qualsiasi cosa al di sotto di questo non è vera; può essere superiore, ma sicuramente non inferiore.

Quando dico che siete tutti degli dei e delle dee, intendo dire che le vostre possibilità sono illimitate, il vostro potenziale è infinito. Può darsi che non proverai neppure ad attualizzare il tuo intero potenziale, nessuno lo può fare: è talmente vasto… tu sei l’intero universo, sarebbe impossibile. Persino se avessi a tua disposizione l’eternità, non riusciresti a esprimere tutte le tue potenzialità. Questo è ciò che intendo quando dico che sei dio: intendo dire che le tue potenzialità sono inesauribili. Comunque manifesterai una parte di esse. Acquisirai padronanza del linguaggio, diventerai un oratore. Imparerai le lingue, avrai una sensibilità per le parole, diventerai un poeta. Oppure avrai un orecchio musicale, amerai la musica, saprai elaborare i suoni e diventerai un musicista. Ma queste sono solo una piccolissima parte delle tue possibilità; non pensare che quelli siano i tuoi confini, nessuno esaurisce mai le proprie possibilità. Qualunque cosa tu abbia fatto finora non è niente se la paragoni a quello che potresti fare, e qualsiasi cosa farai non è niente se paragonata a ciò che sei.

L’ego significa identificarsi con un ruolo. Di certo un governatore ha un tipo di ego particolare: è un governatore e crede di essere arrivato al successo. Un primo ministro ha un determinato tipo di ego: crede di essere arrivato al successo; cos’altro potrebbe esserci di più elevato? Ma è un atteggiamento così sciocco, è talmente stupido… La vita è così vasta che non è possibile esaurirla, è impossibile! Più ti addentri nella vita, più scopri possibilità sempre più grandi che ti spalancano le proprie porte. Certo, puoi raggiungere un picco, ma subito scopri che ce n’è un altro – non finisce mai. Se resta aperto alle potenzialità del proprio essere, l’uomo continua a rinascere in ogni momento.

Da: Osho, “Perché siamo infelici?”, Feltrinelli, 2012.

Perché siamo infelici?

osho, perché siamo infelici
Sono forse tristi i fiori? E le piante? Se non è infelice una scimmia, perché tra tutti i viventi deve esserlo l'uomo soltanto? Osho ci accompagna per i meandri dell'ego, quella parte dell'animo che l'uomo solamente possiede. E ci insegnerà, con racconti ed esempi, come mettere a tacere quella parte di noi che tanto spesso ci impedisce di raggiungere la felicità, cogliere i messaggi che gli altri ci lanciano, e ci costringe rimanere bloccati nei…

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[L’immagine è una rielaborazione di una foto di The Lazy Artist Gallery, Emirati Arabi Uniti]