Osservare se stessi guardare la partita

Foto da Flickr di Muhammad GhafariGli Europei di calcio ci offrono una delle sfide più classiche, attese e temute: Italia-Germania, un evento sportivo in grado di suscitare emozioni che vanno ben al di là del mero evento calcistico.
E dunque un’occasione d’oro per praticare la consapevolezza, anche più di quando non facemmo nel corso degli ultimi mondiali.

Che cos’è una partita di calcio? Quali stati mentali suscita in noi? Se sgombriamo il campo dalla tentazione di giudicare (e giudicarci), possiamo scoprire un sacco di cose, a proposito della nostra mente. E imparare a liberarci un po’ di più dagli attaccamenti e dalle avversioni. Immaginiamo, ad esempio, di essere in viaggio, senza avere la possibilità di vedere la partita. Leggeremo le cronache di ciò che è successo solo in seguito, e lo faremo di sicuro con distacco. Eppure, l’evento che ci avrebbe scaldato tanto se lo avessimo visto in diretta TV, è proprio lo stesso. Dunque è possibile assistere alla diretta senza rinunciare ad emozionarci, ma interponendo la giusta distanza. Anche perché, dietro quella partita, non c’è proprio il mondo ideale, con l’enorme giro d’affari (non sempre pulito) che il calcio oggi comporta.

Ma possiamo fare di più: guardare la partita in presenza mentale, come ci insegna un maestro contemporaneo, Jon Kabat-Zinn. Farlo significa essere consapevoli degli effetti che il match sta facendo su di noi e di quello che ci mettiamo di nostro, specie in termini di attaccamento al risultato. È uno dei tipici esempi di pratica della mindfulness, la consapevolezza senza giudizi di quello che accade nella nostra mente.

Un utile escamotage (se eventuali altri telespettatori ce lo consentono) può essere quello di guardare la partita senza l’audio, così da poterla accogliere meglio e ascoltare la nostra “telecronaca interiore”.

“In un certo senso, potremmo dire che la consapevolezza è davvero l’unica partita che si gioca dalle nostre parti, l’unica partita che noi gente qualunque possiamo giocare, se vogliamo, che si guardi la semifinale degli Europei oppure no, che si sia appassionati di sport oppure no. Con la consapevolezza, giocare vuol già dire vincere: in quel momento si è vivi. E si sa di esserlo”.

Vedi altri articoli su:

[Ringraziamenti: a Jon Kabat-Zinn, che nel libro “Riprendere i sensi“, da cui il brano è citato (pag. 476), parla in realtà del Super Bowl, l’incontro che assegna il titolo nazionale nel football americano] [La foto iniziale è di Muhammad Ghafari, Il Cairo, Egitto.]

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *