Pardesa, il centro di pratica dove si fa meditazione con il treno

Sono stato a Pardesa, il centro di pratica sull’appennino bolognese che unisce l’ecologia applicata alla pratica della presenza mentale. Come già feci per il monastero di Santacittarama, voglio raccontarvi la mia esperienza diretta, avendo da poco partecipato a un ritiro di meditazione proprio a Pardesa. Un’esperienza dalla quale sono tornato entusiasta, per il luogo in sé, l’ispirazione che gli ha permesso di manifestarsi, lo staff, le attività proposte.
Perché mi è piaciuto tutto di Pardesa? Il centro fa parte della tradizione zen del maestro Thich Nhat Hạnh, che include l’azione benevola verso la Terra come parte essenziale di uno stile di vita contemplativo. Thich Nhat Hanh, detto Thay, è stato grande anche per il modo in cui ha integrato gli insegnamenti zen con una visione ecologica dell’esistenza. Il rapporto tra noi umani e gli altri esseri viventi, i problemi ecologici, i cambiamenti climatici, insomma tutto ciò che ha a che fare con l’ambiente, viene visto alla luce dell’insegnamento sull’interdipendenza, ribattezzato “interessere” da Thich Nhat Han stesso. La visione dell’interdipendenza si sposa molto bene con l’ecologia, per definizione. Ma Thay ci invita a considerarla a livello molto più profondo di quanto non venga fatto comunemente.
Grazie alla visione radicalmente “non dualista” dello zen, gli elementi naturali e la Terra stessa non sono visti come separati da noi. Con la pratica possiamo imparare a vedere in noi – cioè nel nostro corpo, nella nostra mente e nelle nostre emozioni – tutti gli altri elementi naturali: animali, piante e minerali. Ciò è anche alla base di un atteggiamento attivo nei confronti delle varie problematiche sociali e ambientali. Thich Nhat Hanh è infatti considerato uno dei maggiori esponenti del cosiddetto Buddhismo impegnato.
Tale orientamento trova il Pardesa il luogo ideale di applicazione. Il suo fondatore, Bar Zecharya, ha voluto da subito introdurre in questo centro la pratica della permacultura, una metodologia di coltivazione che è di fatto un’espressione concreta di un cammino spirituale basato sulla nostra interconnessione con la Terra.
La pratica del treno di Pardesa
Prima di parlare degli altri aspetti, ci tengo a raccontare della pratica del treno, che in Pardesa è considerata la pratica di meditazione per eccellenza, la più importante. E non a torto. È una forma di meditazione tanto semplice quanto efficace e nutriente.
Dalle parti di Pardesa, che si trova nelle colline subito a sud di Bologna, passa la linea del treno ad alta velocità, nel tratto tra Firenze e Bologna. Com’è noto, nelle zone montuose l’alta velocità si sviluppa soprattutto in galleria. Ma proprio vicino Pardesa c’è un tratto di 100 metri circa nel quale il treno esce dalla galleria, per poi entrare nella galleria successiva. Pertanto di frequente si sente il rumore di uno di questi treni che, correndo a 250/300 Km orari, emerge dalle profondità per poi riemergerne. Per qualcuno potrebbe essere un fastidio. Non per i membri della comunità di Pardesa, per i quali il treno è un amico e maestro insostituibile.
Ecco come si fa. Chiunque, appena sente il suono del treno, che dura 1-2 secondi, smette di fare qualsiasi cosa e torna al respiro e al corpo. Dopo 3 respiri torma a quello che stava facendo.
Nonostante sia così semplice, quella del treno è una pratica potentissima. Dopo aver passato 5 giorni a Pardesa, in compagnia del treno, devo ammettere che mi manca. Io già uso qualcosa di analogo, la campana di consapevolezza sul mio telefono, che è molto valida, ma non è proprio la stessa cosa. Anche perché un conto è essere interrotti nel pieno di un’attività lavorativa di tipo intellettuale, magari svolta al computer. Un conto è che succeda in un ambiente favorevole alla presenza mentale come Pardesa. Davvero consente di vedere molte cose altrimenti nascoste.
Quelli di Pardesa dicono che la pratica del treno ti porta ogni volta un pacchetto regalo, che contiene una sorpresa. È così. Agli inizi, hai l’impressione che quel suono faccia diradare d’un colpo la nebbia di pensieri che di impediva di stare nel presente. A volte ti fa vedere cosa stavi pensando. Altre qual’era l’intenzione che ti muoveva. È una scoperta continua. E poi ti riporta sempre a uno stato di calma e ti rimette in contatto col corpo e con le emozioni, che si manifestano tramite il corpo.
Lo stesso suono del treno che esce dalle viscere della Terra e poi vi rientra, con la sua tonalità che sfuma verso il basso, ti riporta alle tue viscere, agli strati profondi della tua persona.
Praticando in questo modo, la vita diventa più facile, per lo meno quando si sta a Pardesa. Se la mente si perde in pensieri che portano ansia, presto viene riportata al corpo, e dal corpo alla Terra. È più facile realizzare la meraviglia del momento presente, ma anche – come Bar ama spesso ripetere – che tutte le condizioni per essere felici sono già presenti.
La pratica della permacultura
Un’altra caratteristica peculiare di Pardesa è l’impegno sul piano ecologico. È un impegno che si attua per mezzo della coltivazione di frutta e verdura. Sì, e ciò avviene per mezzo della permacultura. La permacultura è un approccio progettuale sostenibile che integra agricoltura e gestione delle risorse, ispirandosi ai modelli naturali per creare sistemi resilienti e autosufficienti. Questo approccio si basa sull’osservazione della natura e sulla comprensione delle interazioni tra piante, animali e ambiente, promuovendo pratiche che rigenerano le risorse invece di consumarle. L’obiettivo finale è quello di realizzare comunità e sistemi produttivi che siano armoniosi, equilibrati e in grado di prosperare nel lungo termine, riducendo al minimo l’impatto ambientale.
A Pardesa gli ingredienti vegetali vengono coltivati integrando le piante commestibili con altre specie, in modo da creare un ecosistema nel quale fertilizzanti e antiparassitari non sono necessari. Ad esempio, accanto agli alberi da frutto vengono posti arbusti che producono bacche, preferite dagli uccelli alla frutta. Oppure si coltiva a ridosso di piante che hanno caratteristiche utili per il terreno, come quella di fissare l’azoto.
Uno dei presupposti che a Pardesa rende conveniente la permacultura, rispetto all’agricoltura tradizionale, è che si segue una dieta vegana, coerentemente con la tradizione di Thich Nhat Hanh. La dieta vegana richiede molta meno terra coltivabile rispetto a quella onnivora, poiché la produzione di carne e latticini richiede grandi quantità di risorse per coltivare i mangimi destinati agli animali, oltre allo spazio necessario per l’allevamento. In generale, si stima che una dieta vegana possa richiedere fino al 75% in meno di terreno coltivabile rispetto a una dieta onnivora.
Colpisce anche il modo gioioso con cui a Pardesa viene realizzato questo ideale, nella consapevolezza di compiere un atto “impegnato”, ma senza il minimo astio. È un modo per sentirsi ancora di più parte integrante della Terra.
I sogni terra terra di Pardesa
In Pardesa si coltivano dunque grandi ambizioni, tra cui ad esempio la possibilità di fare pace con se stessi e la Terra. Persino quella che sia possibile una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi. Qui ad esempio vengono a praticare la meditazione gruppi di praticanti del sangha israeliano. Al ritiro al quale ho partecipato, l’organizzatore era (fra le altre identità) israeliano, mentre la cuoca era una amica palestinese. Del resto Bar, l’ebreo in questione, da anni facilita gruppi di meditazione ai quali partecipano sia ebrei che palestinesi.
Ma le ambizioni di Pardesa sono anche più prosaiche. Il centro è situato in un paio di case che appartengono a un minuscolo borgo a sud di Bologna. La sala di meditazione è un piccolo manufatto agricolo un tempo usato come ricovero di animali e fienile. Gli spazi sono risicati e adattati alla meglio. È un’operazione chiaramente in economia. Ma c’è il sogno di ristrutturare per lo meno la sala di meditazione, per renderla un luogo confortevole. Per una cosa del genere servono un po’ di soldi e agli amici di Pardesa non resterà che tendere la mano per ricevere aiuto, come del resto faceva lo stesso Buddha 2.500 anni fa porgendo la ciotola, unico suo possedimento assieme alla veste.
Galleria fotografica di Pardesa










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