Perché ci sentiamo sempre inadeguati (e come ritrovare l’equilibrio)

Forse qualche volta anche a voi è capitato di sentirvi inadeguati, non all’altezza, insufficienti rispetto a quello che ci viene richiesto. Questa è una delle maggiori cause di stress del nostro tempo. Il punto importante da capire è che non dobbiamo sentirci in colpa per questo, perché è una condizione che condividiamo con chiunque altro a questo mondo.

Lo stress oggi è uno dei frutti della coscienza collettiva. Ho appena pubblicato questo video proprio per parlarne.

Il video è il primo episodio di una miniserie che è da oggi disponibile sul canale YouTube di Zen in the City, che viene pubblicata in occasione dell’uscita in edicola del mio libro “La gestione dello stress“, il prossimo 30 ottobre, nell’ambito della collana sulla Mindfulness del Corriere della Sera.

La mia vita nella società della prestazione

Lo stress non è entrato nella nostra vita poco a poco: ci siamo nati dentro. Fin dai primi istanti, siamo immersi in una cultura che corre e pretende, in cui il ritmo collettivo diventa il ritmo personale.

Negli ultimi decenni, il concetto di stress – sconosciuto ai nostri antenati – è esploso, riflettendo i cambiamenti sociali, economici e tecnologici che hanno trasformato il nostro modo di vivere.

Vivere in una società “always on”

Nei primi anni 2000, sono sto consulente di un’importante azienda di telecomunicazioni il cui motto era “always on” – sempre connessi. A me quel concetto piaceva, perché rappresentava la promessa di un accesso alle informazioni illimitato.

Oggi sappiamo che quella promessa ha un costo: la pressione costante a essere attivi, performanti, raggiungibili.

È proprio in quel contesto che incontrai il maestro zen Thich Nhat Hanh e la pratica della consapevolezza quotidiana. Da quell’esperienza nacque Zen in the City, uno spazio di ricerca spirituale laica con il proposito di unire presenza, consapevolezza e stili di vita contemporanea.

Lo stress del mondo

Il nostro disagio non è solo individuale: è il riflesso dello stress collettivo. Viviamo un’epoca in cui la velocità dei cambiamenti supera la capacità del corpo e della mente di adattarsi.

“Lo stress del mondo agisce su di noi, che ci piaccia o meno, anche quando cerchiamo di ignorarlo”, ha scritto Jon Kabat-Zinn nel suo libro più famoso, “Vivere momento per momento“.

Riconoscerne la dimensione impersonale ci libera dal senso di colpa e ci apre alla compassione: comprendere lo stress come fenomeno globale è il primo passo per affrontarlo con equilibrio.

Convivere con l’ansia da prestazione

Sotto la superficie dello stress si nasconde l’ansia da prestazione: la paura di non essere abbastanza, di non fare mai abbastanza.

Viviamo divisi tra ciò che facciamo e ciò che pensiamo – le idee che abbiamo su come noi o il mondo dovremmo essere – proiettati nel futuro o intrappolati nel passato.

La mindfulness ci aiuta a ricomporre questa frattura, riportando la mente al presente e liberandoci dalla tirannia dell’ego che si identifica con i problemi. Come ricorda Eckhart Tolle, “la causa principale dell’infelicità non è mai la situazione, ma i tuoi pensieri su di essa”.

Impariamo a osservare la situazione

Osservare senza giudizio è il primo passo verso la libertà interiore. Prestare attenzione ai segnali del corpo – tensione, respiro, battito – significa riconoscere le emozioni nel momento stesso in cui emergono.

Solo così possiamo trasformare la reazione automatica in risposta consapevole.

La mindfulness ci insegna a riconoscere che ogni emozione è un’informazione utile, non un nemico da reprimere.

Sentirsi sopraffatti

Quando la vita diventa troppo piena, quando sentiamo che le richieste sono troppe (e spesso provengono proprio da noi stessi), ci sentiamo sopraffatti: le emozioni sono intense, ma non riusciamo a comprenderle. Questa condizione è oggi comune a molti.

La società della prestazione ci spinge a fare di più, ma raramente ci invita a fermarci.

Eppure è proprio nel fermarsi che possiamo ritrovare noi stessi.  Come ci ha insegnato il filosofo Byung-Chul Han, viviamo in una società nella quale l’imperativo non è più obbedire, come in passato, ma migliorare se stessi. Il risultato è che diventiamo  sfruttatori di noi stessi.

La pratica della consapevolezza, al contrario, ci offre la possibilità di essere, non solo di fare.

Cosa possiamo fare

Riconoscere che lo stress non è colpa nostra, ma un prodotto del mondo in cui viviamo, è già il primo atto di liberazione fondamentale.

Accettare ciò che c’è, tornare al respiro, osservare senza giudicare: sono i primi, semplici passi per una vita più piena e presente.

La mindfulness non ci chiede di cambiare il mondo, ma di cambiare il modo in cui lo abitiamo.

Il ruolo della mindfulness

Daniel Goleman, nel suo libro La forza della meditazione, descrive la pratica come un modo per “parare i colpi della vita” e gestire in modo più equilibrato le sfide quotidiane.

Le ricerche da lui condotte mostrano che chi medita regolarmente sperimenta meno ansia, minori sintomi fisici legati allo stress e una più rapida capacità di tornare alla calma dopo una situazione difficile.

Anche chi si avvicina per la prima volta alla meditazione mostra benefici immediati: il corpo recupera più in fretta e la mente impara a non rimanere bloccata nella spirale minaccia–eccitamento–minaccia.

In altre parole, la mindfulness non elimina lo stress, ma insegna a modularlo. Ci aiuta a riconoscere le situazioni per quello che sono, a reagire solo quando serve davvero e a tornare rapidamente a uno stato di equilibrio. È un allenamento alla resilienza flessibile: la capacità di affrontare le difficoltà della vita con maggiore lucidità e con un cuore più calmo.

Una meditazione guidata da provare

Adesso vi invito a seguire proprio le orme di Daniel Goleman, proponendovi una meditazione smile a quella che lui stesso presumibilmente propose ai volontari con cui condusse negli anni ’70 gli esperimenti che lo portarono alle conclusioni che vi ho detto.

Audio della meditazione guidata:

 

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[La foto è di M-ART production, Polonia]

Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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