Perfect Days: il film perfetto per capire lo Zen

perfect days (2024), un film di wim wenders

Perfect Days”, l’ultimo film di Wim Wenders, ha molto da insegnarci sullo Zen. Questa bellissima opera, pur essendo nata con scopi completamente diversi, riesce a cogliere l’essenza dello Zen in un personaggio comune, raccontando la sua vita più che ordinaria.

Il film racconta la storia di Hirayama, un uomo giapponese di sessant’anni che pulisce i bagni pubblici a Tokyo con una dedizione e attenzione meticolosa ai dettagli. La sua vita è scandita da una routine precisa e semplice: pulizia personale, prima e dopo quella dei bagni pubblici, cura delle piante salvate dalla disattenzione cittadina, un panino al parco per pranzo e osservazione delle piante e della natura intorno a lui. Lungo il suo percorso, Hirayama si imbatte in varie persone, tra cui Takashi, un ragazzo che si occupa del turno pomeridiano di pulizia dei bagni, una ragazza al parco, un senzatetto e la proprietaria di un ristorante che gli offre piccoli favori.

Hirayama vive la sua vita con gesti precisi ed essenziali, accogliendo ogni contatto umano con generosità e rispetto. Ogni mattina si affaccia dall’uscio della sua casa scrutando il cielo e sorridendo, così come sorride con stupore divertito alle diverse scenette di ordinaria follia a cui assiste nella città. Parla pochissimo. Con la sua macchinetta analogica fotografa le fronde degli alberi e mentre viaggia in auto ascolta rock anni ’70 con le musicassette.

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Cosa c’è di Zen in “Perfect Days”? Molte cose, almeno sette. Vediamole insieme.

1.        L’ importanza delle azioni quotidiane

Il protagonista di “Perfect Days”, Hirayama esegue il suo lavoro di pulizia dei bagni pubblici con estrema cura e dedizione. Nello Zen, qualunque lavoro viene fatto con tutto l’impegno e totale attenzione. In tal modo, eventuali pensieri tipo “non dovrei fare questo lavoro così umiliante possono essere visti” e lasciati andare. La pratica dello zazen (meditazione seduta) e l’attività di tutti i giorni sono un’unica cosa.

Questo non dualismo tra vita è pratica è sempre stato un aspetto messo in evidenza dai grandi maestri Zen. Thich Nhat Hanh, per esempio, ha detto:

Tagliare la legna è meditazione. Portare l’acqua è meditazione. Siate consa­pevoli ventiquattr’ore al giorno, non solo durante l’ora che dedicate alla pratica formale, alla lettura dei testi o alla pre­ghiera. Ogni atto va accompagnato dalla presenza mentale. Ogni atto è un rito, una cerimonia. Portare alla bocca la tazza di tè è un rito. La parola ‘rito’ è troppo solenne? Io la uso per farvi intuire l’importanza capitale della consape­volezza.

Risalendo ancora più indietro, a Eihei Dogen (1200-1253) – una delle più importanti figure dello Zen di tutti i tempi – possiamo citare un famoso episodio. Durante il suo soggiorno in Cina, Dogen osservò il cuoco del tempio, Yong, essiccare funghi sotto il sole cocente senza l’aiuto di nessuno. Quando interrogato, Yong rispose che nessun altro poteva fare il suo lavoro e che non c’era momento migliore per farlo, dimostrando il profondo senso di responsabilità e dedizione nel suo ruolo. Questo fu per Dogen un insegnamento cruciale, che influenzò tutto il suo insegnamento e rafforzò di lì in poi il ruolo nello Zen della dedizione alle attività quotidiane. Hirayama, il protagonista di “Perfect Days”, è esattamente come il cuoco di Dogen.

2.        La dimensione del silenzio

Nonostante in “Perfect Days” la colonna sonora – tutta fatta delle canzoni anni ’70 ascoltate dal protagonista –  abbia un’importanza primaria, in realtà è il silenzio a dominare. Entrambe le caratteristiche sono tipiche dei film di Wenders, ma qui è il protagonista a parlare pochissimo, anche meno dello stretto indispensabile.

Nello Zen, il silenzio è fondamentale perché favorisce l’ascolto interiore, la presenza nel momento presente e l’apertura verso una profonda comprensione della realtà, oltre i limiti del linguaggio e del pensiero concettuale. Non a caso la parola Zen deriva dal sanscrito dhyāna, che significa meditazione. La meditazione Zen, oltre a essere silenziosa, è fondata unicamente sull’attenzione al respiro e viene praticata rivolti verso una parete priva di qualsiasi ornamento.

3.        La connessione con la natura

In “Perfect Days”, nonostante tutte le vicende si svolgano nella sovrappopolata e super trafficata Tokio, non mancano i momenti di puro godimento della natura. L’addetto alle pulizie dei bagni Hirayama lo fa durante la pausa pranzo. È come se stesse lì a ricordarci che nello Zen la connessione con la natura è importante, perché aiuta a coltivare l’armonia e l’equilibrio con l’ambiente circostante, rafforzando la consapevolezza della nostra interdipendenza con tutto ciò che esiste.

La natura, inoltre, funge da specchio per la nostra mente, offrendoci preziose lezioni sulla transitorietà, sulla bellezza dell’imperfezione e sulla continuità del ciclo di vita e morte.

C’è pure una connessione tra la pace interiore della mente e il mondo naturale. Come disse Hung Tzu ch’eng (1572–1620):

Se la tua mente non sarà agitata da venti e da onde, vivrai sempre tra montagne azzurre e verdi alberi. Se la tua vera natura possiede la forza creativa della natura stessa, ovunque tu vada, vedrai i pesci guizzare e le oche svolazzare.

Il trailer in italiano di Perfect Days (2024)

4.        Il komorebi

Hirayama ama il komorebi, il guardare la luce filtrare dagli alberi. Ogni giorno scatta una foto che fissa questi momenti unici. Il maestro zen Tetsugen Serra, fondatore del monastero Enso-ji il Cerchio a Milano, spiega che “Il guardare la luce attraverso gli alberi punta l’attenzione sul fatto che noi tendiamo a guardare gli alberi ma non la luce che passa attraverso. È come quando guardiamo la nostra mano e vediamo le 5 dita, ma non lo spazio che c’è tra le dita. Vedere la luce tra gli alberi significa esercitarsi a cogliere la completezza del tutto”.

Ma il komorebi è anche una dimostrazione perfetta dell’impermanenza di tutte le cose, un altro dei pilastri dello Zen. La scena della luce che filtra attraverso le foglie, per quanto bella, non dura che un attimo. Se la volessimo fermare, manifesteremmo quell’attaccamento che secondo lo Zen (e il buddhismo in generale) è la causa prima della sofferenza umana.

5.        L’accuratezza dei gesti

In “Perfect Days”, vedere il protagonista che pulisce gli orinatoi è uno spettacolo. Qui Wenders è stato veramente grandioso, nella capacità di farci apprezzare un gesto così umile.

Nello Zen, l’accuratezza dei gesti è importante perché ogni azione viene eseguita con piena consapevolezza e presenza, trasformando le attività quotidiane in una pratica meditativa che unisce corpo e mente. Questo approccio permette di riconoscere il sacro nella vita di tutti i giorni, insegnando che ogni gesto, per quanto piccolo, ha un significato profondo e un impatto sull’armonia interiore e esteriore.

Il non plus ultra dell’esaltazione dell’accuratezza dei gesti è la cerimonia del tè, un rituale Zen esteticamente raffinato che combina l’arte della preparazione del tè con principi di ospitalità, armonia, rispetto e tranquillità, enfatizzando la bellezza delle azioni semplici e del momento presente.

Ma c’è di più. Ogni mattina Hirayama riassetta con cura i pochissimi elementi della sua stanza. Il modo in cui ripiega il futon lascia incantati. Anche nello Zen c’è un sorta di rispetto per tutte le cose. Quando c’è una relazione di rispetto anche con ogni oggetto, la vita è del tutto in pace.

pulizia di un gabinetto in perfect days
Nel fil Perfect Days, la pulizia dei gabinetti viene eseguita con un'accuratezza quasi rituale, che ricorda molto lo zen.

6.        L’essenzialità

La vita del protagonista di “Perfect Days” è a dir poco essenziale, a cominciare dalla sua semplicissima casa. I suoi gesti sono ridotti a ciò che è strettamente necessario. Ma se ci fosse qualcosa di più sarebbe troppo.

Nello Zen, solo la mente svuotata di tutto può arrivare a una piena comprensione della realtà. È come uno specchio, che non contiene nulla e riflette tutto. È il vuoto zen. Una manifestazione estetica tipica di ciò sono i giardini Zen.

L’essenzialità è una caratteristica talmente importante dello Zen, che gli ha consentito di esercitare una profonda influenza anche sull’estetica occidentale contemporanea, fino al design dei dispositivi Apple. Il minimalismo, dal solo ambito estetico si è espanso fino a diventare uno stile di vita in linea con le preoccupazioni per la crisi climatica.

7.        La solitudine

Un’altra caratteristica di Hirayama, il protagonista di “Perfect Days”, è di essere solo. Passa in solitudine la gran parte del suo tempo, e questo non sembra affatto dispiacergli.

Nello Zen, la solitudine è importante perché offre uno spazio di quiete e isolamento dal rumore esterno e interno, permettendo una più profonda introspezione e comprensione di sé. Essa favorisce anche la pratica della meditazione e la connessione spirituale, essenziale per il percorso di crescita e illuminazione individuale.

Nello Zen è inoltre essenziale la dimensione del tornare a se stessi. Solo in se stessi è possibile trovare la felicità. Thich Nhat Hanh, parafrasando il suo antenato spirituale Lin-Chi ha detto: “Ovunque andiate, troverete solo voi stessi”.

8.        La pulizia

Nello zen la pulizia è molto importante. Dogen, uno dei più grandi autori zen di sempre, fondatore del Soto Zen, enfatizzava in particolare i lavori di pulizia del monastero come attività complementare alla pratica. La pulizia materiale è parallela alla pulizia della mente che si fa con la meditazione. Shunryu Suzuki è stato molto chiaro in proposito, quando riferendosi all’attività di andare al gabinetto ha detto:

Per noi ripulire la mente prima di studiare qualcosa è una necessità. È come fare un disegno sulla carta bianca: se non usi una carta pulita e bianca, non puoi disegnare quello che desideri. Dunque è necessario ritornare al tuo stato originario, in cui non hai niente da capire e niente a cui pensare. Allora comprenderai quello che stai facendo.

Il male e il bene sono inseparabili

Per concludere, un altro aspetto peculiare di “Perfect Days” è la sua capacità di presentarci la condizione di vita del protagonista in modo sfumato. È una persona apparentemente felicissima, che nel suo stile di vita sembra aver trovato la sua realizzazione. Ma come si vedrà, ci sono anche delle ombre nella sua vita passata e per questo il suo presente non è del tutto felice. Questa dimensione è molto chiara nel finale, senza voler spoilerare nulla.

Lo Zen ci ha insegnato – e per me è una delle più grandi lezioni – che la sofferenza e la felicità vanno necessariamente insieme. Senza l’una, non ci può essere l’altra. Senza il fango, non potrebbe crescere il loto, ha ripetuto tante volte il maestro Zen Thich Nhat Hanh.

È possibile essere sereni come il protagonista di Perfect Days?

Beh, per essere sereni proprio come lui bisognerebbe trovare dei gabinetti da pulire, magari belli come quelli di Tokio. Ma ci si può andare vicino. Per esempio, iscrivendosi a Zen in the City, seguendo uno dei suoi percorsi di pratica e frequentando la sua community, è possibile dare alla propria vita quel tocco di leggerezza che può essere un grande antidoto alle molte pesantezze della vita quotidiana.

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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