Joseph Bruchac poesie

Joseph Bruchac in questa poesia fa leva sulla sensibilità “biocentrica” della tradizione indigena americana per offrire un ritratto perfetto dell’uomo compassionevole, simile al “bodhisattva” della tradizione buddhista.

Il Nonno di Zampa d’Uccello

Di Joseph Bruchac

Il mio vecchio
avrà fermato la macchina
decine di volte per uscire
a raccogliere
i piccoli rospi accecati
dalle nostre luci e saltellanti,
vive gocce di pioggia.

La pioggia cadeva
una nebbia sui suoi capelli bianchi
e io continuavo a dire
Non puoi salvarli tutti
accettalo, torna dentro
abbiamo posti dove andare.

Ma, mani coriacee piene
di vita marrone bagnata
fino alle ginocchia nell’erba
estiva lungo la strada,
ha appena sorriso e ha detto
Hanno posti dove andare
anche loro.

Birdfoot’s Grampa

By Joseph Bruchac

The old man
must have stopped our car
two dozen times to climb out
and gather into his hands
the small toads blinded
by our lights and leaping,
live drops of rain.

The rain was falling,
a mist about his white hair
and I kept saying
You can’t save them all
accept it, get back in
we’ve got places to go.

But, leathery hands full
of wet brown life
knee deep in summer
roadside grass
he just smiled and said
they have places to go
too.

Chi è Joseph Bruchac

Joseph Bruchac (nato nel 1942) è un autore statunitense di libri per bambini, poeta, romanziere e narratore. Da oltre quarant’anni Bruchac crea letteratura e musica che riflettono il suo patrimonio e le sue tradizioni indigene. È un orgoglioso appartenente alla tribù degli Abenachi e rispettato anziano tra la sua gente. È autore di oltre 120 libri per bambini e adulti. È molto impegnato in progetti mirati alla preservazione della cultura, delle tradizioni e della musica degli Abenachi.

Tratto da: Joseph Bruchac, “Entering Onondaga“, Cold Mountain Press, 1978.
Traduzione di Paolo Subioli.

Per approfondire:

animali

compassione

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[La foto è di George Desipris, Grecia]

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Dal commento pubblicato da Paolo Subioli su Yoga Journal:

La poesia di Joseph Bruchac sul nonno che si ferma di continuo per mettere in salvo i rospi è stata spesso citata dall’insegnante e autrice Pema Chödrön quale esempio perfetto di empatia verso gli altri esseri. Qui bisogna notare che per il buddhismo, di cui Pema Chödrön è rappresentante a pieno titolo, gli altri esseri viventi come gli animali non sono creature di rango inferiore rispetto all’essere umano, come per il cristianesimo. Essi sono anzi meritevoli di essere salvati dalla sofferenza e dalle sue cause quanto gli umani.

“Al nonno non importava fermarsi per ventiquattro volte” è il commento di Pema Chödrön. “A lui non importava bagnarsi per salvare i rospi. Né gli importava dell’impazienza di suo nipote, perché era molto chiaro nella sua mente che le rane avevano tanto desiderio di vivere quanto lui”. Per Joseph Bruchac, autore della poesia, l’eguaglianza di dignità tra animali e umani è altrettanto scontata, perché anche per i nativi americani non è concepibile una gerarchia tra esseri viventi.

Tornando a Pema Chödrön, lei paragona il nonno della poesia alla figura del Guerriero Spirituale, usata nel Buddhismo Tibetano per indicare colui o colei che combatte il nemico per eccellenza: l’ignoranza (avidya). Non ignoranza in senso intellettuale, ma incapacità di riconoscere l’inconsistenza di un sé separato dagli altri e dal resto della realtà. Il Guerriero spirituale è un modo per rappresentare l’ideale del Bodhisattva, presente sia nel Buddhismo Tibetano sia nello Zen, cioè di una persona che segue la via del Dharma non solo per salvare se stesso, ma anche e soprattutto gli altri. E si tratta non solo degli “altri” umani, ma di tutti, come ci insegna il nonno di Zampa d’Uccello.

Dalla rubrica “Poesie mistiche” di Yoga Journal.