Thich Nhat Hanh – Il nostro verde giardino

Una poesia scritta da Thich Nhat Hanh durante la guerra del Vietnam, che evidenzia l’assurdità dei conflitti armati, non in nome di un astratto ideale di pace, ma in base a una comprensione profonda della realtà.

Il nostro verde giardino

Fuochi si accendono nei dieci angoli dell’universo.
Un vento furioso, pungente li trascina verso di noi da ogni dove.
Appartati nella loro bellezza stanno montagne e fiumi.

Tutt’attorno, l’orizzonte s’incendia del colore della morte.

Per quel che mi riguarda, si, sono ancora vivo,
ma il corpo e l’anima si contorcono come fossero anch’essi sulle fiamme.
I miei occhi bruciati non hanno più lacrime da versare.

Dove vai stasera, fratello, in quale direzione? Lo strepito delle armi è proprio qui vicino.
Nel petto, il cuore di nostra madre avvizzisce
appassendo come un fiore che muore.
China la testa,
i lisci capelli neri ora striati di bianco.
Quante notti ha passato acquattata, all’erta,
sola con la sua lanterna, pregando la fine della tempesta?

Carissimo fratello, so che sarai tu a spararmi stanotte,
trafiggendo il cuore di nostra madre con un’insanabile ferita.
O venti terribili che somano dalle estremità della Terra,
squassando le nostre case e devastando i campi fertili!

Dico addio al luogo natale in fiamme, carbonizzato.
Ecco il mio petto! Mira, fratello, spara!
Offro il mio corpo, il corpo che nostra madre generò e nutrì.
Distruggilo se vuoi.
Distruggilo in nome del tuo sogno…
il sogno nel cui nome uccidi.

Mi senti invocare l’oscurità?
“Quando avrà fine la sofferenza?
O oscurità, in nome di chi tu distruggi?”

Torna indietro, fratello caro, e inginocchiati ai piedi di nostra madre.
Non sacrificare il nostro verde giardino
alle sparse fiamme trascinate nel cortile
da lontani venti selvaggi.

Ecco il mio petto. Mira, fratello, spara!
Distruggimi se vuoi
e costruisci con la mia carogna
quello che sogni.

Chi resterà a celebrare una vittoria di sangue e fuoco?

Questa poesia contro la guerra fu scritta intorno al 1964-65 e pubblicata nel settimanale buddhista “Hai Trieu Am” (Il suono della marea crescente).

Our Green Garden

Fires spring up like dragon’s teeth at the ten points of the universe.
A furious acrid wind sweeps them toward us from all sides.
Aloof and beautiful, the mountains and rivers abide.

All around, the horizon burns with the color of death.
As for me, yes, I am still alive,
but my body and the soul within it writhe as if they too had been set afire.
My parched eyes can shed no more tears.

Where are you going this evening, dear brother, in what direction?
The rattle of gun-fire is close at hand.
In her breast, the heart of our mother shrivels and fades like a dying flower.
She bows her head, the smooth black hair now threaded with white.
How many nights, night after night, has she crouched, wide awake.
alone with her lantern, praying for the storm to end?

Dearest brother, I know it is you who will shoot me tonight,
piercing our mother’s heart with a wound that can never heal.
o terrible winds that blow from the ends of the earth
to hurl down our houses and blast our fertile fields!

I say farewell to the blazing, blackening place where I was born.
Here is my breast! Aim your gun at it, brother, s,>o.’L
I offer my body, the body our mother bore and nurtured.
Destroy it if you will,
destroy it in the name of your dream,
that dream in whose name you kill.

Can you hear me invoke the darkness:
“When will these sufferings end,
O darkness, in whose name you destroy?”

Come back, dear brother, and kneel at our mother’s knee.
Don’t make a sacrifice of our dear green garden
to the ragged flames that are carried into the dooryard
by wild winds from far away.

Here is my breast. Aim your gun at it, brother, shoot!
Destroy me if you will
and build from my carrion whatever it is that you are dreaming of.

Who will be left to celebrate a victory made of blood and fire?

Da: Thich Nhat Hanh, traduzione di Chandra Livia Candiani, “Chiamami con i miei veri nomi. Le poesie“, Ubiliber, 2021.

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[La foto è di Alex Bargain, Francia]

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