7 motivi per vedere Siccità, film di Paolo Virzì sul clima

siccità film

Siccità”, il film di Paolo Virzì, è nelle sale italiane e consiglio fortemente di andarlo a vedere. “Siccità” è un bel film, ben girato, con una buon sceneggiatura, effetti speciali spettacolari e tante idee. Ma è anche un’opera che fa molto riflettere, in un modo poco convenzionale, come solo i prodotti artistici sono in grado di fare.

In sintesi, siamo in una Roma colpita da una gravissima siccità, che ha perfino prosciugato completamente il Tevere. L’acqua è razionata, la gente dà segni di crescente squilibrio, aumentano i conflitti e ciascuno cerca di cavarsela come può. In questo scenario, si intrecciano le storie di diversi personaggi, ciascuno alla disperata ricerca non tanto di acqua, quanto di attenzione, di amore. Un amore che, per motivi diversi, sembra irraggiungibile.

Ed ecco per quali motivi vale proprio la pena vedere Siccità, a mio parere. Prometto che non vi spoilererò niente.

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Motivo n. 1 per vedere il film “Siccità”

Un grande merito di “Siccità” è quello di metterci di fronte a una realtà che per lo più tendiamo a negare, ma alla quale dovremmo invece dedicare molta attenzione. Lo scenario di una Roma rimasta completamente all’asciutto è più vicino alla scienza che alla fantascienza. I cambiamenti climatici, da argomento di nicchia, in breve si sono trasformati in fenomeno sotto gli occhi di tutti. A Roma la temperatura media è già salita di 2 gradi rispetto agli anni ’70. I sintomi li percepiamo già tutti chiaramente sulla nostra pelle. Gli scenari futuri prevedono un aumento anche fino a 6 gradi, con gravi ripercussioni su tutti gli ecosistemi. Perché il problema è proprio la rottura degli equilibri.

Insomma, ci aspettano tempi molto difficili, e la differenza la farà il quanto saranno difficili. Il “quanto” si sta decidendo oggi, perché dipende dai nostri stili di vita attuali e dalle scelte politiche che si stanno facendo. Se si tengono a mente le previsioni degli scienziati e si constata che, ad esempio, nel corso della campagna elettorale per le ultime elezioni politiche i temi ambientali sono stati del tutti ignorati, vengono i brividi. È una realtà che mi spaventa molto di più che vedere gli scenari distopici di “Siccità”.

Il regista Paolo Virzì entra in campo, ci mette la faccia, per ricordarci che abbiamo tutti una spada di Damocle sulle nostre teste e che sarebbe il caso di prendere qualche provvedimento a riguardo.

In Zen in the City stiamo affrontando il tema proprio in questo periodo, con un percorso per esplorare come la meditazione possa aiutarci ad affrontare l’ansia per il futuro nel modo più saggio che ci riesce.

Motivo n. 2

Un’altra qualità della storia raccontata in “Siccità” è quella di evidenziare gli effetti collaterali dei cambiamenti climatici. Se qualcuno pensa di illudersi che la soluzione sia installare impianti d’aria condizionata dappertutto, è bene sapere che il problema non sarà solo che farà più caldo. La scarsità di acqua e di altre risorse si è sempre tradotta in maggior conflittualità, nell’insorgere di epidemie, in crisi economica, nell’acuirsi dell’ingiustizia sociale. Questo in “Siccità” è ben rappresentato e ci mette in guardia dal sottovalutare i pericoli di una situazione ambientale fuori controllo. C’è in gioco il potenziale collasso dei sistemi sociali ed economici. È una cosa enorme, no?

Motivo n. 3

Il film “Siccità” evidenzia anche un altro aspetto della crisi climatica ed ecologica: essa sembra lasciare piuttosto indifferenti le generazioni più adulte, ma non quelle più giovani. Nel film di Virzì tutti i protagonisti si mostrano poco coinvolti dallo scenario apocalittico all’interno del quale si muovono, ad eccezione dei giovani. I ragazzi presenti nella storia vivono un profondo disagio, piangono, si preoccupano del futuro, accusano gli adulti di averli deprivati della speranza. Sono le prime vittime dell’eco-ansia. Ma ricevono ben poca attenzione. Innanzi tutto dai propri genitori, ma i mezzi di informazione riescono a fare perfino peggio.

Motivo n. 4

Cos’è che può fare la differenza? “Siccità” non propone ricette, com’è giusto. Perché gli artisti devono fare il proprio mestiere, che è diverso da quello dei politici o degli attivisti. Però vengono messe in evidenza situazioni che fanno da contrappunto all’apocalisse che sta sullo sfondo. È il caso della storia di Mila, una donna che si prende cura di una pianta, come se fosse la cosa più importante al mondo. Questo mi ha fatto pensare a quando Christina Feldman cita il proverbio cinese “Se tieni un ramo verde nel cuore, l’uccello verrà a cantarci”. Incontrare una sofferenza insopportabile arreca grande tristezza, dice Feldman, ma la tristezza non è insopportabile. “La tristezza è la terra su cui crescono l’amore e la compassione”.

Lo sviluppo della compassione nello scenario catastrofico del collasso sociale ed economico causato dalla crisi climatica è anche la proposta di Jem Bendell. Bendell è il teorico dell’adattamento profondo ai cambiamenti climatici e punto di riferimento per molti ambientalisti. Il punto di vista di Bendell è molto interessante, perché nelle situazioni di crisi, da sempre, gli atteggiamenti di solidarietà sono quelli che fanno veramente la differenza.

Motivo n. 5

Ma c’è anche qualcos’altro. In “Siccità” di Virzì, nonostante la tragedia che incombe su tutti, ciò che fa soffrire di più i personaggi sono le storie personali e familiari. Questo è anche un modo per evidenziare come alla fine ciascuno di noi sia sempre estremamente attento soprattutto al proprio particolare. È vero. Ma è altrettanto vero che la sofferenza scaturisce soprattutto dalle dinamiche relazionali più vicine. Il rapporto con i genitori, con i figli, con il partner. Da sempre. Dedicarsi a rendere lieve la vita delle persone a noi più vicine può fare veramente la differenza, in condizioni ordinarie e, ancora di più, in condizioni eccezionali.

Motivo n. 6

“Siccità” usa uno stratagemma narrativo che mette in evidenza un altro aspetto cruciale del dell’attuale degrado ambientale. Nel film si raccontano le storie di una dozzina di personaggi diversi, le cui vicende in parte procedono in parallelo, in parte si intrecciano. Sono indipendenti e interconnesse al tempo stesso. Io trovo che una tale struttura evochi in modo efficace la natura interdipendente delle nostre esistenze. Ogni azione ha conseguenze sulle nostre vite presenti e future, su quelle delle persone accanto a noi e su quelle di tanti altri, vicini e lontani, di cui non sappiamo nulla. Siamo condizionati dalle azioni passate di chi ci ha preceduto e condizioniamo a nostra volta chi verrà dopo di noi. Questa è una grande responsabilità, ma anche un aspetto molto interessante della nostra esistenza.

Motivo n. 7

Infine, un motivo per andare a vedere “Siccità” di Paolo Virzì, è semplicemente che è un bel film. Non annoia mai e diverte. C’è profondità e ironia al tempo stesso. Gli scenari sono impressionanti nel loro realismo. La colonna sonora – vincitrice di un premio al festival di Venezia – è efficace. Gli attori sono bravi. L’intreccio di storie – che ricorda quello di un altro bellissimo film come “Magnolia” (1999) – è intrigante. Insomma, da vedere.

In questi casi c’è sempre l’imbarazzo della scelta: vado al cinema o aspetto che arrivi nelle piattaforme (Netflix, Prime, Sky, ecc)? Vederlo subito consente di “stare sul pezzo” nelle discussioni con amici e conoscenti. Ma è così importante? Vederlo a casa è più comodo, ma è un’occasione persa per uscire. E poi non è detto che esca proprio nelle piattaforme a cui siete abbonati. A voi la scelta.

[L’immagine è uno screenshot di Siccità film, e mostra l’abile effetto speciale di un Tevere in secca, ottenuto combinando scene girate da droni che seguivano la stessa traiettoria in 2 luoghi diversi: il fiume vero e proprio e una cava di sabbia]

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