SanPa e Osho: 2 serie TV per superare il concetto di giusto e sbagliato

2 risposte

  1. Giovanna ha detto:

    Condivido pienamente quanto scrivi sulle due docu-serie che anche a me sono piaciute moltissimo e mi hanno dato il nutrimento dell’equanimitá, lasciandomi non in grado di prendere parte. Come scrivi tu.
    Ma al tempo stesso mi chiedo se per tutti sia gli spettatori così.
    La mente tende a trovare in ogni cosa ciò che già sa, confermando le proprie opinioni di partenza.
    Io ho notato che mi sono molto riconosciuta nel testimone intervistato in una camera d’albergo, quello magrissimo, le cui riflessioni erano quasi buddiste e poco giudicanti, che arriva a riconoscere la salvezza della sua vita anche nella grande sofferenza causatagli dai metodi di San Patrignano.
    Ma altri spettatori potrebbero riconoscersi in altri testimoni che erano invece più schierati da una parte o dall’altra: la donna si mostra molto arrabbiata; l’autista guardia del corpo emana da tutti i pori un senso di ingiustizia e non riconoscimento, del suo lavoro e dedizione personale, subiti da Muccioli.
    Quello che lavora nel campo delle tossicodipendenze dice chiaramente che i metodi di San Patrignano sono tutti sbagliati.
    Poi ci sono i ‘pro’. Ad esempio il conduttore televisivo, anche il medico, e altri completamente a favore.
    Insomma: forse l’impressione suscitata dalla serie dipende anche dalle preferenze personali di chi la guarda.
    E in questo onore ai registi per l’equilibrio della narrazione, di cui tu scrivi: tutti i testimoni intervistati sono molto credibili e sono portatori di una visione plausibile. Non giusta o sbagliata.

  2. Lia ha detto:

    Ho guardato tutta la serie in una serata.

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