Uscire dalla Zona di Comfort con la Meditazione Camminata

uscire dalla zona di comfort

Uscire dalla Zona di Comfort è la madre di tutte le sfide, per molti di noi. Forse per la maggior parte di noi. Non solo e non tanto per la sua importanza, quanto per il fatto che essa si ripresenta di continuo, in tutte le circostanze e in ogni momento della vita.

La necessità di uscire dalla Zona di Comfort è a mio parere l’atto fondativo della nostra esistenza, perché coincide con la nascita stessa. Per nove mesi ce ne stiamo immersi nel liquido amniotico, dentro il ventre di nostra madre, con il cibo garantito e al riparo da ogni possibile aggressione o fastidio. Quella è la nostra Comfort Zone, dove le incertezze e i rischi sono ridotti al minimo e soprattutto sappiamo come comportarci. Nei limiti delle possibilità di comportamento di un feto, ovviamente. Ci piacerebbe starcene lì, magari per sempre (se nostra madre fosse d’accordo). Ma un bel giorno siamo costretti ad uscire dalla nostra Zona di Comfort, cioè all’aperto, e ci ritroviamo proiettati in una situazione scioccante, piena di luce, di rumori, persone mai viste prima e cose inedite che avvengono. È terribile, e infatti la maggior parte di noi comincia a strillare a più non posso. Ma poi, a conti fatti, scopriremo che è stata la cosa migliore da fare, perché la vita la fuori è molto più interessante di quella dentro la pancia della mamma. Ma solo a conti fatti.

Uscire dalla Zona di Comfort, cosa significa

Il problema di uscire dalla Zona di Comfort è così diffuso e universale, che è stato studiato da molti psicologi. La Comfort Zone viene definita come una condizione mentale nella quale proviamo un senso di familiarità, ci sentiamo a nostro agio e nel pieno controllo della situazione, senza sperimentare alcuna forma di stress e ansia. L’incertezza e la vulnerabilità sono al minimo e le nostre qualità positive sono riconosciute dagli alti. O quanto meno non ci viene richiesto più di quello che siamo sicuri di saper fare bene già. Quindi il termine Comfort non si riferisce tanto alla comodità, quanto alla sicurezza. Il tipico esempio è quello del lavoro. Facciamo un lavoro che non ci piace più di tanto, routinario, magari frustrante, però non ci diamo da fare per trovarne un altro. Perché? Per paura dell’incertezza e che ci vengano richieste prestazioni delle quali non ci sentiamo sicuri. Ma le Comfort Zone dalle quali non ci sentiamo in grado di uscire sono di tanti tipi diversi. Una trattazione semplice e molto ben fatta sulla Zona di Comfort la potete trovare in questo articolo di Marina Innorta.

Per alleggerire un po’, un esempio familiare a tutti su cosa significa uscire dalla propria Zona di Comfort lo fornisce questo divertente video di Zerocalcare:

Un semplice grafico aiuta a comprendere meglio cosa significa uscire dalla Zona di Comfort. Il cerchio più piccolo rappresenta la Comfort Zone. Nel cerchio di mezzo (“Zona delle prestazioni ottimali”) è rappresentato tutto quell’insieme di cose che possiamo fare se abbiamo un minimo di coraggio, il coraggio di imparare e di metterci in gioco. Ad esempio, acquisire nuove competenze e/o capacità.

comfort zone

Se usciamo dalla Zona di Comfort del già conosciuto, approdiamo in aree inizialmente ignote, che prima o poi riusciamo a padroneggiare ed entrano così a loro volta a far parte della Zona di Comfort. Ecco, la Zona di Confort, in una situazione non patologica, tende ad allargarsi col tempo e con l’esperienza. Ma può darsi che esageriamo, cimentandoci in ambiti o avventurandoci in territori che sono troppo, per le nostre possibilità, e così entriamo nel terzo cerchio, la “Zona di pericolo”, dominato dall’ansia e dallo stress.

La Comfort Zone dell’identità fissa

Io credo che un aspetto importante della Comfort Zone riguardi la nostra Identità. Ci convinciamo di essere fatti in un certo modo, e ci aggrappiamo a quell’identità fissa. Questo è un meccanismo tanto diffuso quanto deleterio, perché ci inchioda in schemi di comportamento sterili e ripetitivi, spesso dannosi. Ci attacchiamo a qualcosa che è per sua natura mutevole e sfuggente. Per non uscire dalla Comfort Zone della nostra personalità, la cristallizziamo in una forma stabile. O meglio, ce la immaginiamo in una forma stabile, perché stabile non potrà mai essere. In questo il linguaggio svolge un ruolo chiave, perché contribuisce a fissare i concetti come se fossero immutabili. Io sono Paolo, e sempre Paolo resterò.

Qui entra in gioco un concetto molto importante, quello dell’impermanenza, che nella psicologia buddhista è centrale. In breve, non c’è nulla al mondo che non cambi ad ogni istante. Ciò rende la realtà sfuggente e inaffidabile, ma questo tendiamo a non accettarlo e da qui nasce gran parte della nostra sofferenza. Quando qualcuno dice che la vita è una valle di lacrime, dobbiamo dargli ragione. È la valle delle lacrime che versiamo di continuo, per non voler accettare che le cose vadano com’è ovvio che vadano.

Perciò saper uscire dalla Zona di Comfort – oltre a essere utile in circostanze come la necessità di mettere fine a situazioni professionali o sentimentali deleterie – ha una valenza universale. Tale capacità coincide in parte con quella di sapersi mettere in gioco, adattarsi a ciò che la vita ci mette davanti. Non soltanto accettare, ma entrare nel flusso per partecipare alla danza della vita, scoprendone anche tutti i risvolti più curiosi e divertenti. E ce ne sono!

Uscire dalla Zona di Comfort con la Meditazione Camminata

Veniamo finalmente al punto. La pratica di meditazione può aiutarci parecchio a comprendere in profondità e soprattutto in maniera diretta i meccanismi di funzionamento della mente. La grandiosità degli insegnamenti del Buddha sta nella loro praticità e facile accessibilità. La comprensione profonda avviene attraverso l’osservazione diretta della mente e del corpo. Ed è quello che faremo.

Utilizzeremo per questo esercizio la meditazione camminata, che è una forma di meditazione altrettanto valida, rispetto a quella seduta. È una delle quattro possibili posizioni con cui praticare la meditazione. Seguendo le nostre istruzioni per la meditazione camminata, puoi intanto capire in cosa consiste questa pratica, se non ne hai già esperienza. Ma stavolta ci concentreremo su un aspetto particolare.

Innanzi tutto è necessario creare le condizioni più adatte. Nonostante la normale meditazione camminata possa essere fatta ovunque e con qualsiasi tipo di calzatura, in questo caso il mio consiglio è di stare a piedi nudi, o quanto meno scalzi. Come terreno, un pavimento va anche bene, ma l’ideale è se c’è qualche piccola irregolarità, tipo tappeti e cose del genere, magari un prato rasato. Questo faciliterà la pratica, anche se non è affatto indispensabile.

Grazie al passo lento della meditazione camminata, abbiamo la possibilità di osservare per bene le sensazioni del corpo, e in particolare sotto la pianta del piede. Qui si concentra la pressione del corpo, nella fase del passo in cui il il piede in questione fa perno a terra, mentre l’altro si solleva e avanza. Ecco, dobbiamo concentrare la nostra attenzione proprio qui. C’è un momento in cui tutto il peso del corpo sta sul piede e quest’ultimo si assesta in un certo equilibrio, basato sul contatto di tutta la pianta del piede. Questo equilibrio appena trovato è piacevole, ci dà un senso di solidità. Se ci soffermiamo su questa sensazione, possiamo notare se c’è in noi il desiderio, seppure appena percettibile, che questo stato si prolunghi il più possibile. Questa è la Comfort Zone della camminata. Il punto è che dobbiamo uscirne al più presto, perché l’atto del camminare non tollera che si rimanga fermi.

Come reagisce la mente alla necessità di muoversi, di uscire dalla Zona di Comfort del piede completamente poggiato a terra? È una sfida che si ripete a ogni passo, dunque abbiamo la possibilità di vederlo per bene. Siccome stiamo camminando, e vogliamo continuare a camminare, sappiamo che il piede non può rimanere a crogiolarsi nel suo equilibrio neanche per un secondo. Deve uscire dalla Zona di Comfort, e lo farà. La delusione per aver lasciato la terra si accompagna alla soddisfazione per l’avanzamento. La Comfort Zone si è allargata, permettendoci così di essere a nostro agio anche in una situazione di movimento.

Praticando così per 10 o anche 20 minuti, possiamo fare una bella esperienza ripetuta di cosa significa per noi uscire dalla Zona di Comfort. Replicandola ancora altre volte, si rafforzerà questa nostra capacità. E allora, quando nella nostra vita arriveranno quei momenti delle scelte cruciali, saremo probabilmente più pronti.

[La foto è di Anika Huizinga, Stati Uniti]

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"Questo libro è stato il mio primo contatto con lo zen. Per me che sono appena approdata in questo mondo è stato una rivelazione, perché parla di pratiche quotidiane che non necessitano di particolari conoscenze, ma che aiutano a vivere la vita in modo più sereno. è un libro alla portata di tutti, esordienti e esperti. è bello potercisi affidare in davvero molti momenti della giornata, perché nel libro si riesce a trovare la giusta…

Paolo Subioli

Ho scritto questo libro per condividere ciò che ho imparato nell’ambito della mia pratica quotidiana, grazie agli insegnamenti dei maestri, ma anche e soprattutto dell’esperienza diretta.

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N. pagine: 196
Smartphone, tablet e pc non sono più meri strumenti al nostro servizio, ma vere e proprie estensioni dei nostri corpi e delle nostre menti.  Essendo parte di noi stessi, devono diventare elementi di crescita. Attraverso il percorso della Digital Mindfulness viene affrontato il tema della consapevolezza del rapporto con i media digitali, proponendo piccole pratiche quotidiane, spazi di riflessione, momenti di riequilibrio per migliorare la nostra vita e quella degli altri.

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Una risposta

  1. 24 Luglio 2020

    […] la vita ci riserva sempre delle sorprese. Vogliamo mantenerci costantemente all’interno della comfort zone di quello che già conosciamo, del prevedibile. Tutto deve essere già noto e classificato a priori […]

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