Voce interiore: come riconoscerla, come liberarsene

voce interiore

C’è una voce interiore nella nostra mente che è perennemente attiva, nel commentare ogni cosa che ci succede e che facciamo. Ve ne siete mai accorti? Prendere coscienza dell’esistenza della voce interiore è molto, molto importante. Eckhart Tolle, in un video che qui vi propongo, parla addirittura di risveglio spirituale, quando si scopre che c’è questa voce.

Il pensiero ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel genere umano, ma secondo Tolle oggi tendiamo a pensare troppo. Generiamo quotidianamente una gran quantità di pensieri non necessari. Tali pensieri evocano in modo non necessario problemi che spesso neanche esistono.

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Tutti, credo, abbiamo fatto esperienza di risvegli notturni nei quali cominciamo a preoccuparci, procurandoci un’infelicità inutile. Anche perché tali preoccupazioni, di notte in particolare, assumono colorazioni catastrofiche che poi non vengono confermate dai fatti reali. “Le persone non si rendono conto”, dice Tolle, “che una parte significativa dell’infelicità nella propria vita è generata in realtà da un’inutile attività mentale negativa, spesso distruttiva, e non lo sanno nemmeno!”

Come ascoltare la propria voce interiore

La consapevolezza (mindfulness) consiste proprio nello scoprire l’esistenza di questa voce interiore che commenta ogni cosa. Se vediamo per strada una persona che borbotta tra sé e sé pensiamo che sia un po’ svitata. Ma noi facciamo di continuo la stessa cosa! La differenza è solo che teniamo il volume a zero per non far brutta figura. Magari parlare da soli può diventare una vera e propria pratica, se fatto in un certo modo. Ma questo è un altro discorso.

A volte commentiamo quello che facciamo in prima persona “Io…”, mentre qualcuno lo fa in seconda persona “Tu…”. Potrebbe esserci addirittura un’ulteriore voce interiore che dica “Perché non riesco a liberarmi di questa voce?”. Ma si tratterebbe di ulteriore pensiero.

Questi continui pensieri che generiamo provocano anche delle reazioni emotive. Ad esempio di rabbia, ansia, paura. Il corpo reagisce ai pensieri immaginari come se si trattasse di fatti reali. Non distingue tra situazioni create dalla mente, dalla voce interiore, e situazioni reali. E così l’emozione si manifesta nel corpo. Se la mia mente genera un pensiero ansiogeno, il mio corpo proverà la stessa emozione che proverebbe se mi trovassi in una reale condizione di pericolo.

Gli effetti della voce interiore

La voce interiore, generando emozioni, ci procura un sacco di guai. “Ci si sente agitati”, dice Eckhart Tolle. “Non solo non è piacevole, ma se si indulge in questo tipo di pensiero inutile, disfunzionale e distruttivo anno dopo anno dopo anno, ciò ha il suo effetto sul corpo stesso e diminuisce la sua capacità di avere l’energia per combattere le malattie”. Ci si rivolge al medico, che spesso esamina il problema specifico dal suo punto di vista specialistico, senza capire il quadro generale. Non può neanche lontanamente sospettare che all’origine di quella malattia c’è una voce interiore. E anche se ormai la medicina ha fatto propria l’idea che ci sia una connessione tra lo stato mentale e lo stato di salute del corpo, sta solamente a noi prendere consapevolezza di questo genere di meccanismi.

Quando è presente la voce interiore, ciò che fa una grande differenza è se i pensieri generati sono negativi o positivi.  Per molta gente, non sono del tutto negativi. Ma è più comune che siano più negativi che positivi. Se ieri ci è successo qualcosa di piacevole – ad esempio abbiamo assistito a un bellissimo tramonto – ce lo ricordiamo, ma lasciamo subito andare il pensiero. Se invece ci è successo qualcosa di spiacevole – ad esempio qualcuno ci ha offeso o si è comportato con noi diversamente dalle nostre aspettative – non solo ce lo ricordiamo, ma tendiamo a rimuginarci sopra. In tal modo avviene che nella nostra mente alberghino per la maggioranza pensieri negativi. Questi ultimi vanno a costituire il nostro nutrimento mentale quotidiano principale. Si può andare avanti per parecchio, soffermandosi su qualcosa di negativo molto più a lungo che soffermandosi su qualcosa di positivo.

Come cambiare la situazione

Il punto di vista dell’osservatore consapevole – dietro il pensiero, dietro la voce interiore – ci porta dei vantaggi enormi. Quanto ci troviamo in una situazione qualsiasi abbiamo, da un lato, dei fattori esterni che ci stimolano, dall’altro, la nostra reazione emotiva, mentale e corporea. Un cane ci si avvicina ringhiando. Proviamo paura. Una persona di grande fascino ci parla e proviamo attrazione. Ci sono questi due elementi in gioco, diciamo l’esterno e l’interno. Di solito ci limitiamo ad osservare l’elemento esterno come se fosse l’unica causa dei nostri guai o delle nostre fortune. Nel frattempo ci identifichiamo completamente con le nostre reazioni.

Ma c’è una terza via possibile, un terzo livello da evocare. Se riusciamo a osservare la scena e vedere che c’è l’elemento esterno e c’è contemporaneamente la nostra reazione, entra in gioco la consapevolezza. Di fronte alla persona che ci insulta, sentiamo una reazione immediata nel corpo. Ad esempio, una sensazione di calore nel volto. Se rimaniamo a quel livello, ci identifichiamo con la situazione e la nostra unica preoccupazione diventa la difesa. Ci ergiamo in una vana difesa dell’io, che ci porterà solo rabbia.

Se riusciamo a osservare la scena, cioè una persona che ci parla e le reazioni emotive che suscita in noi, tutto cambia. Possiamo vivere quella situazione per quello che è. Possiamo vedere che non c’è nessun dramma in atto.

E così per la nostra abituale voce interiore che commenta ogni cosa che facciamo. Se riusciamo a vederla, ci liberemo della sua schiavitù. Potremmo smettere di giudicarci di continuo. Anzi, notando come certi schemi mentali ricorrano sempre uguali nel corso del tempo, potremmo osservarli con ironia e perfino divertimento. Dunque il passo successivo al giudicarci potrebbe essere quello di prenderci un po’ in giro. Poi arriverà il momento in cui semplicemente riusciremo a osservare tutto con equanimità.

Quando si dice osservare consapevolmente, non si tratta di fare entrare in gioco un “testimone” ulteriore, come se fosse un’altra proiezione di noi stessi che guarda tutto da dietro. Si tratta di osservare il carattere impersonale di ogni fenomeno. Se provo paura di fronte a un cane che ringhia, non c’è qualcun altro a osservare la relazione tra me e il cane. Ci sono io a osservare che – per via di determinate cause e condizioni che si sono venute a creare – è emersa un’emozione che provoca certi effetti nel corpo, alla quale, per capirci semplificando, diamo il nome di paura.

Il video di Eckhart Tolle sulla voce interiore

Per vedere il video con i sottotitoli in italiano, fai click sulla rotellina, scegli la voce Sottotitoli, poi Traduzione automatica, poi Italiano.

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[La foto è di Rachel Claire, Australia]

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