Zendo – La nostra sala di meditazione virtuale

zendo

Questo Zendo di Zen in the City è uno spazio online aperto a chiunque desideri praticare in silenzio la meditazione, di qualsiasi tipo, in qualunque luogo si trovi.

Non conosci il significato di Zendo? È una sala di meditazione, in questo caso virtuale, aperta dalle 21 alle 9.

Chiunque può accedere gratuitamente, alla sola condizione di aver effettuato l’accesso al sito dopo aver effettuato la registrazione. Di seguito è disponibile il link diretto per gli utenti registrati.

Istruzioni per l’uso

  1. Lo Zendo è un luogo di pratica e va considerato come una sala di meditazione a tutti gli effetti, da utilizzare esclusivamente per meditare.
  2. Questo spazio virtuale va usato con rispetto e compostezza, evitando di alzarsi, parlare, usare il cellulare, usare o anche solo guardare il computer.
  3. L’audio è disattivato di default e non va mai attivato.
  4. Il video va lasciato sempre acceso, utilizzando una fonte di luce adeguata che crei uno spazio di pratica sufficientemente visibile.
  5. Dopo aver finito di meditare, bisogna uscire dallo Zendo.
  6. Dal punto di vista tecnico, la piattaforma utilizzata è Zoom. Anche se esistono applicazioni Zoom per Windows, Mac, Linux, iOS e Android, è possibile partecipare a una riunione usando solo un normale browser web.

Zendo: significato

Il significato di Zendo deriva dallo Zen. Zendo è una parola giapponese (禅堂) che significa “sala di meditazione”. Nel buddhismo Zen, è la sala dove si pratica lo zazen (meditazione seduta). Tutti i tempi Zen sono dotati di uno Zendo. Tuttavia, qualsiasi luogo dove le persone vanno per praticare lo Zen può essere definito tale.

L’aspetto dei queste sale è molto semplice, del tutto privo di decorazioni, ad eccezione della presenza dell’altare o statua del Buddha ed eventuali fiori. L’unico arredo è costituito dai cuscini per la meditazione (zafu) e i relativi supporti (zabuton).

Le regole formali

Gli Zendo tipicamente prescrivono delle regole di comportamento molto ben definite. I nuovi adepti sono tenuti a seguire un’etichetta di tipo formale, che ha lo scopo di esprimere l’armonia del gruppo e di aiutare i singoli a concentrarsi, lasciando andare i pensieri. Se la persona riesce ad arrendendersi a tali forme, le sarà più facile dirigere la propria energia verso l’osservazione di ciò che è, piuttosto che pensare a cosa fare. L’ambiente esteriore che viene creato sostiene e riflette la pratica interiore di consapevolezza e di abbandono di sé.

Tra le formalità più tipiche dello Zendo c’è l’inchino. Il suo uso differisce tra una tradizione e l’altra. Molto comune è l’inchino in direzione dell’altare o di una statua del Buddha, così come in direzione del cuscino per la meditazione. I monaci (o i praticanti in genere) si dispongono in fila rivolti verso le pareti, per limitare le distrazioni. Gli angoli non vengono occupati. Nei sangha moderni – come ad esempio in quelli della tradizione di Thich Nhat Hanh – i partecipanti preferiscono generalmente disporsi in cerchio, rivolti verso il centro, e inchinarsi gli uni agli altri.

I movimenti all’interno dello Zendo sono rigidamente regolamentati e avvengono seguendo percorsi e modalità ben definite, come ad esempio il tenere unite le mani (gassho) mentre si cammina.

All’interno di questa sala l’aspetto formale della postura per la meditazione (zazen) è tenuto in grande considerazione. Posture tipiche sono seiza (in ginocchio), burmese (gambe incrociate con i piedi e le ginocchia in terra), mezzo loto o loto. Gli occhi vengono tenuti leggermente aperti per permettere allo stato meditativo di pervadere lo stato di veglia naturale, senza contrapposizione. Le mani sono sovrapposte (la sinistra sulla destra) a formare un ovale, con i pollici che si sfiorano.

Oltre alla meditazione, al suo interno vengono svolte altre attività, come servire il tè, cantare e recitare i Sutra.

Tutte queste regole non si applicano allo Zendo di Zen in the City, dove ciascuno è libero di praticare come desidera, ma comunque mantenendo l’immobilità per non disturbare gli altri.

Il significati di Zendo nella descrizione di Alan Watts

Uno degli autori preferiti dai lettori di Zen in the City è Alan Watts. Può dunque essere interessante leggere come questo autore descrive lo Zendo e il suo significato in uno dei suoi più celebri libri, “La via dello Zen“.

Nel sodo o zendo (aula dei monaci o aula di meditazione) di una comunità zen, non v’è alcun particolare che possa distrarre la mente sulle cose circostanti. V’è una lunga stanza con ampie piattaforme da entrambi i lati dove i monaci dormono e meditano. Le piattaforme sono coperte di tatami, spesse stuoie di paglia, e i monaci siedono in due file l’uno di faccia all’altro. Il silenzio che vi regna, più che interrotto, è reso più profondo da rumori occasionali provenienti da un vicino villaggio, dal suono dolce e intermittente di campane che rintoccano da altre parti del monastero, e dal cinguettio degli uccelli fra gli alberi. Oltre a questo v’è soltanto la sensazione della fredda, pura aria montana, e l’odore “di bosco” di uno speciale tipo di incenso.

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