
Tutti portiamo una convinzione di base dolorosa che governa la nostra vita. La pratica non è fuggirla, ma immergersi nella sofferenza fino a trovare, sotto la superficie, noi stessi.
Ascolta una sintesi di questa lettura:
Forse non sapete quale sia la vostra convinzione di base. Per molti è così: non vogliamo vederla perché è sempre così negativa. Non vederla, però, è semplice autodifesa. Inoltre, non si può arrivare a conoscere la convinzione di base attraverso l’analisi o qualche sforzo mentale.
Molte persone negano che esista. “Io sono così a mio agio con me stesso!” Ma se scavate abbastanza a fondo, se meditate abbastanza, la troverete. Quando la vedrete, si accenderà una lampadina e capirete che è lei. È sempre, sempre doloroso. È come se foste sul punto di vomitare. È quella precisa sensazione orrenda.
Quando sentirete qualcosa come un pugno nello stomaco, come una mancanza di fiato, capirete di averla trovata. E da questa sensazione raccapricciante comincia il sollievo. Perché a questo punto non è più nascosta; cominciate a liberarvi dalla tensione di dover nascondere questa convinzione di base.
Ogni volta che da bambini vi siete sentiti in pericolo, ogni volta che non vi siete sentiti al sicuro, la vostra mente ha emesso un urlo. Anche quando era una cosa da poco, come avere tre anni e vedere un altro bambino prendere il vostro gioco preferito, senza che nessuno abbia cercato di farglielo restituire.
Anche in situazioni così innocenti di solito risuona un grido: “Certo che non valgo proprio niente!”. E per ogni grido il bambino prende una decisione su se stesso. È inevitabile. Ognuno di questi gridi contribuisce alla massa della convinzione di base, la sensazione fondante di chi penso di essere. Dolorosa. Davvero molto dolorosa.
Ognuna di queste esperienze assomiglia alla sensazione di essere prossimi alla morte. E tutti noi cresciamo urlando qualcosa. Magari due o tre cose, magari tutta la baracca. “Non ignorarmi.” “Amami e basta.” Una di queste viene prima di tutte. Quale che sia.
Una volta che gli urli si sono solidificati nella convinzione di base, è necessario affrontare quella sofferenza. È troppo insopportabile; bisogna fare qualcosa. Quindi si cominciano a preparare i propri metodi per la vita – i propri sistemi, le proprie strategie – pur di non dover sentire, almeno non fino in fondo, la sofferenza di questo nucleo.
Molti di noi passano anni, decenni o la vita intera alle prese con questi sforzi per evitare di sentire quello che c’è. La pratica, invece, offre un altro approccio. Quando ci sediamo giorno per giorno a meditare, cominciamo a sviluppare – in modo molto lento ed esitante – la capacità di tornare all’unica cosa capace di darci la pace, ovvero calarci direttamente nella sofferenza della convinzione di base. Dobbiamo immergerci fino al collo e imparare ad abitarla.
Non significa che i nostri amici vedranno la differenza; non si renderanno conto di quello che sta succedendo. Ma è questa la nostra pratica: imparare a dimorare nella sofferenza. Come dice Benoit: “Lasciatemi riposare su quel gelido giaciglio”. Non c’è altro da fare se non riposare nel bel mezzo di questa sofferenza.
Quando riposate nella sofferenza stessa, non avete più bisogno di coperture. Non vi servono veli per qualcosa che è già stato svelato. Ci siete in mezzo.
All’inizio ci riuscirete solo per un pochino. Non dovete preoccuparvi: non dovete fare tutto in una volta. Dovete, però, essere disposti a fare qualcosa. La meditazione seduta costruisce il potere e la sensibilità che ci consentono di stare con noi stessi.
Sulle prime possiamo farlo per dieci secondi al massimo. Poi, con il tempo, per tre minuti, dieci minuti. Alla fine, possiamo sederci dignitosamente nel mezzo di tutto ciò. Limitatevi a stare lì e a lasciar essere la sofferenza e l’infelicità. È questa la dignità della meditazione.
Quando incontra la realtà, che è l’esperienza, l’irrealtà (la base) pian piano svanisce. E voi tornate alla vostra natura di Buddha: al vostro io aperto, compassionevole, pieno d’amore. Cominciate a capire che cosa c’è sotto la superficie, addirittura che cosa c’è sotto la convinzione di base: ci siete voi.
Da: Charlotte Joko Beck, “Meraviglia quotidiana. Vita e pratica zen“, Ubiliber, 2022.
Per approfondire:
Meraviglia quotidiana. Vita e pratica zen
Meditazione guidata per accogliere la realtà così com’è
Charlotte Joko Beck – Citazioni e aforismi, biografia, testi e libri
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