
In tempi difficili, paura e incertezza ci sopraffanno, ma possiamo ritrovare forza iniziando dal cuore: coltivando calma, compassione e fermezza, diventiamo un punto stabile e fonte di speranza.
Una volta ogni generazione, anno più anno meno, la società moderna è travolta da qualche evento catastrofico, che si tratti di un brutale assassinio, una guerra, un rovesciamento politico, o una grave crisi economica o ambientale. In tempi di incertezza il clima politico può esacerbare queste paure. Come ci ricorda il giornalista e saggista statunitense Henry Louis Mencken veniamo spesso deliberatamente incoraggiati a vivere in uno stato di paura costante. È naturale sentirsi preoccupati o addirittura arrabbiati. Quando accade qualcosa di grave ci spaventa l’incertezza per il nostro futuro e per lo stato di vulnerabilità che ci circonda. È possibile che si assista a un aumento delle disuguaglianze, del razzismo, della distruzione ambientale, dell’omofobia, del sessismo o di moltissime altre ingiustizie. Ma affrontare queste sfide è una delle opportunità che ha l’umanità per crescere. Come diceva Ralph Waldo Emerson, «solo nella misura in cui le persone sono insoddisfatte, c’è speranza per loro».
Per trovare la libertà in tempi di crisi e di sfide difficili, l’unica soluzione è iniziare da dove ci troviamo. Come si comporta il corpo? Se il sistema limbico ci fa entrare nella modalità di sopravvivenza – attacco, fuga o nascondiglio – perdiamo la nostra capacità di ragionare in modo consapevole. Il cervello rettiliano prende il sopravvento e la neocorteccia si limita a riprodurre comportamenti del passato. Le minacce ricorrenti che ci portano ansia e paura sopraffanno i pensieri progettuali riguardo a ciò che intendiamo fare. In tempi difficili, angoscia e terrore rischiano di autoalimentarsi a vicenda; ci chiediamo se la situazione stia effettivamente peggiorando o se la stiamo solo vedendo in modo più chiaro. E ci interroghiamo su come possiamo rispondere.
Iniziamo da dove ci troviamo: ascoltiamo qui e ora il nostro cuore. È lì che risiedono amore, saggezza, grazia e compassione. Con attenzione amorevole, sforziamoci di comprendere che cosa realmente ci preme di più. Sì, è vero, ci sono i pensieri angosciosi, le preoccupazioni e il dolore, ma non lasciamo che il nostro cuore venga colonizzato dalla paura. Prendiamoci il tempo necessario per tranquillizzare la mente e occuparci del cuore. Usciamo e guardiamo il cielo. Inspiriamo profondamente e apriamoci alla vastità dello spazio. Pensiamo al passaggio delle stagioni, all’ascesa e alla caduta delle dinastie e delle ere. Espiriamo e prendiamo dimora nella consapevolezza amorevole. Manteniamo la mente calma e stabile, impariamo dagli alberi: facciamo in modo di diventare il punto fermo al centro del mondo che si muove.
Thich Nhat Hanh ci ricorda che nei momenti di incertezza la nostra fermezza può divenire un riferimento per gli altri, un santuario. «Quando le barche cariche di vietnamiti venivano assalite dai pirati, se tutti si fossero lasciati prendere dal panico la fine sarebbe stata inevitabile. Ma se anche una sola persona a bordo riusciva a restare calma e concentrata, era sufficiente: il suo esempio mostrava a tutti la via per la sopravvivenza».
Duemila anni fa, Rabbi Tarfon disse: «Non lasciatevi scoraggiare dalla vastità delle sofferenze del mondo. Vivete con giustizia, amate la misericordia e camminate con umiltà. Nessuno si aspetta che portiate a termine l’opera, ma neppure siete liberi di abbandonarla». Clarissa Pinkola Estés scrive: «Non tocca a noi rimediare a tutti i danni del mondo, ma almeno possiamo ricucire gli strappi che sono alla nostra portata».
Insieme, leghiamoci le scarpe e incamminiamoci nella direzione della verità.
Da: Jack Kornfield, “Qui e ora. Come imparare a cogliere libertà, amore e gioia nel momento presente“, Corbaccio Editore, 2023.
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