Charlotte Joko Beck – L’illuminazione è accettare la vita così com’è

accettare la vita

Accettare la realtà – malattia, vecchiaia, cambiamenti – senza giudizio porta alla vera pace interiore. Perché la vita è ciò che è, senza illusioni o attese. La sofferenza nasce dal desiderio che sia diversa.

Non c’è paradiso né terra,
solo la neve che continua a cadere.
Kajiwara Hashin

Questo è un vecchio haiku giapponese del 1864. È l’unica poesia sopravvissuta di Hashin. Forse penserete: “Non è piacevole la neve che cade di continuo?”. Mettiamo, invece, che la poesia sia un po’ diversa. Mettiamo che io sia malata e che l’haiku dica: “Non c’è paradiso né terra, solo la malattia che continua a colpire”. Oppure: “Non c’è paradiso né terra, solo la vecchiaia che si avvicina sempre di più”.

A volte le persone vengono allo Zen Center e mi chiedono se conosco il significato della vita.

Certo che lo conosco: solo la neve che continua a cadere. Ci sono solo malattia, solo separazione, solo nuvole. Che continuano a succedere, all’infinito. La vita non è misera o terribile: è solo quello che è, e questo di tanto in tanto può prendere la forma di una grave infelicità, in altri momenti di una gioia sconfinata, o di qualcosa di intermedio tra le due. “Non c’è paradiso né terra, solo le uova strapazzate sul tavolo”. Qualsiasi cosa ci sia, qui e ora.

A volte vedo vecchi amici che, come me, si avvicinano a quella che chiamiamo vecchiaia. Alcuni di loro guardano gli anni passare con crescente amarezza. L’amarezza e il risentimento nascono quando pensiamo che la vita dovrebbe essere diversa da quello che è. Ognuno di noi potrebbe descrivere la sua vita in modo da farla sembrare misera. Vedete, c’è una differenza tra essere nella malattia o essere nella neve ed essere infelici.

Durante l’inverno sono stata malata per diversi mesi. Pensate che me la sia goduta? Proprio per niente! Non ho finto che mi piacesse, ma non sono stata infelice. L’“infelicità” sarebbe nata dalla convinzione che non avrei dovuto essere malata. E perché mai non avrei dovuto essere malata? Se sono malata, sono malata. Certo, facciamo il possibile per stare bene. Ma quando la vita è quello che è, momento per momento, dobbiamo abbandonare i giudizi incessanti che tendiamo a dare su qualsiasi cosa. Non appena mi sono sentita meglio, ho dato un giudizio sul mio futuro: ho pensato: “Non mi ammalerò mai più!”. Quella era l’illusione che mi spuntava nella testa: “Farò questo, questo e quest’altro, e così potrò controllare la mia salute”. Sapete che c’è? Non funzionerà. Presto o tardi mi ammalerò di nuovo.

Nella vera vecchiaia l’amarezza è evidente: è nella bocca, nel modo in cui appare il volto, nella postura del corpo. Quando si è giovani, i semi dell’amarezza possono camuffarsi da speranza in qualcosa al di fuori di noi. Qualcuno si prenderà cura di me, quella meravigliosa persona che semplicemente devo ancora trovare. O quel posto di lavoro perfetto, se qualcuno potesse solo vedere quanto sono la persona giusta. Oppure forse pensate che troverete la pratica perfetta che vi porterà all’illuminazione, se solo sarete costanti. Poi vi sentite delusi o risentiti quando questa non appare o non funziona. Certo che possiamo, e dovremmo, cambiare le cose che non funzionano per noi. Ma quando abbiamo l’idea che una cosa deve funzionare, sorgono la delusione e il risentimento, e lì giacciono i semi dell’amarezza.

Pensate che la pratica della meditazione vi renderà felici? Non è così. Cambierà le cose? Probabilmente da certi punti di vista, ma magari non da quelli che vorreste. Vi impedirà di ammalarvi? Negli anni aiuta, perché non vi tormentate più come prima. Ma non conosco nessuno che non si ammali mai. Vi impedirà di invecchiare e alla fine di disgregarvi? No. Non ho ancora incontrato nessuno che prima o poi non faccia questa fine.

Non c’è paradiso né terra, solo… Come riempire il vuoto lo sapete voi. La gente a volte usa la parola “illuminazione”. L’illuminazione, però, non è una cosa verso cui ci dirigiamo e che un giorno, in qualche modo, agguanteremo. L’illuminazione è l’estinguersi in voi di questa speranza che ci sia qualcosa di diverso dalla vita così com’è.

[La foto su accettare la vita così com’è è di Ketut Subiyanto]

Meraviglia quotidiana. Vita e pratica zen

charlotte joko beck, meraviglia quotidiana
Nota in tutto il mondo per i suoi due libri di grande successo "Zen quotidiano" e "Niente di speciale", Charlotte Joko Beck avrebbe tanto desiderato scrivere un terzo libro, ma non ne ha avuto il tempo. Ha lasciato però molto materiale, qui raccolto in un'opera che insegna a scardinare la propria "convinzione di base", ovvero la pseudo-certezza latente e negativa che si ha su di sé, che pilota i nostri comportamenti.

Vuoi ricevere gli aggiornamenti da Zen in the City?

Inserisci il tuo indirizzo per ricevere aggiornamenti (non più di 1 a settimana):

(ricordati dopo di cliccare sull’email di conferma)

Panoramica privacy

Questo sito web utilizza i cookie per potervi offrire la migliore esperienza d'uso possibile. Le informazioni contenute nei cookie vengono memorizzate nel browser dell'utente e svolgono funzioni quali il riconoscimento dell'utente quando torna sul nostro sito web e l'aiuto al nostro team per capire quali sezioni del sito web sono più interessanti e utili per voi visitatori.