Jon Kabat-Zinn – Gentilezza amorevole e protocollo MBSR possono andare d’accordo?

gentilezza amorevole e MBSR

La gentilezza amorevole è coerente con il programma di mindfulness MBSR? Lo stesso Jon Kabat-Zinn agli inizi era riluttante a includerla. Ecco perché poi ha cambiato idea.

Per molto tempo, anche se già vi si faceva ricorso, avevo qualche perplessità nell’includere la gentilezza amorevole, come pratica di meditazione a sé all’interno del programma MBSR. Per vari motivi. Innanzitutto, sentivo fondamentalmente che tutte le pratiche di meditazione, in quanto atti radicali di sanità mentale e amore, sono anche atti di gentilezza amorevole.

Del resto, pensavo, l’enfasi che mettiamo sulla consapevolezza come attenzione aperta e affettuosa abbinata con il benvenuto e l’accoglienza calorosa che diamo a ogni visitatore della clinica sono già di per sé gesti di grande ospitalità e gentilezza verso se stessi; inoltre il suggerimento che anche il puro e semplice sedersi in meditazione con se stessi e per se stessi sia un atto d’amore radicale mi sembrava sufficiente a far cogliere l’essenza della gentilezza amorevole e lo spirito etico e le intenzioni di fondo della pratica, che sono per lo meno di non nuocere. […]

La riserva maggiore che avevo sull’insegnamento della pratica formale della gentilezza amorevole era che poteva confondere la gente agli inizi, a cui veniva presentato per la prima volta l’atteggiamento e la pratica del non-fare e non-lottare che sta a fondamento di tutte le pratiche meditative del programma MBSR.

Non volevo minare alla base quell’orientamento verso una modalità diretta, immediata, non reattiva e non giudicante di occuparsi di una cosa tanto inconsueta per noi americani che non ci passa mai per la mente di adottarla, e che invece può essere così profondamente trasformativa e liberatoria se la si prende sul serio e se si arriva, con saggio sforzo e disciplina, a farne un modo di essere.

La ragione della mia esitazione era che le istruzioni che si offrono per la meditazione di metta inevitabilmente danno l’impressione di un invito a fare qualcosa, ossia a evocare determinati sentimenti e pensieri e generare stati d’animo desiderabili: un effetto del tutto diverso, a volte proprio contraddittorio, rispetto a osservare semplicemente ciò che sorge nell’esperienza senza mettere in atto pensieri o sentimenti per uno scopo particolare altro che la consapevolezza stessa.

Non volevo finire per confondere la gente ingarbugliandole le idee proprio sulla pratica di base, sull’atteggiamento del non-fare che è il fondamento della pratica di consapevolezza, della saggezza e compassione che ne nasce spontaneamente, di tutto ciò che insegniamo nei programmi di riduzione dello stress basati sulla consapevolezza.

Non volevo neanche confondere la gente caricandola di troppi stimoli in poco tempo. Dopotutto la meditazione è un edificio enorme ed elaborato, nel quale si prendono in considerazione tutte le varie pratiche che anche una sola tradizione già mette a disposizione; coltivare e affinare l’intimità con una parte anche piccola di quell’edificio è l’impegno di tutta una vita: è impossibile entrare in un edificio contemporaneamente attraverso tutte le sue tante porte, ed è follia limitarsi a continuare a entrare e uscire. Se lo si fa si finisce per non passare nemmeno un po’ di tempo all’interno dell’edificio stesso.

Non mi metterò a elencare tutte quelle differenze; però mi rimaneva l’impressione che, alla clinica MBSR, la gente avrebbe dovuto ricevere almeno un assaggio della pratica formale della gentilezza amorevole, per il potere che ha di toccarci il cuore nel profondo e di contribuire a rafforzare la presenza dell’amore e della gentilezza nel mondo.

Inoltre tutto quello che ho detto finora sulle istruzioni per la pratica di gentilezza amorevole è vero a prima vista, ma a un livello più profondo queste indicazioni sembrano soltanto far succedere qualcosa: a poco a poco sono arrivato a sentire che esse rivelano sentimenti che in realtà abbiamo già dentro, sepolti così a fondo da rendere necessari inviti continui prima che emergano. Alla fin fine stiamo parlando del cuore umano, così com’è: di conoscerlo e metterci in contatto con lui così com’è. Questa conoscenza e questo contatto sono potenzialmente infiniti. […]

La gentilezza amorevole, metta in lingua pali, è una delle quattro pratiche fondamentali insegnate dal Buddha note con il nome collettivo di «dimore divine» o «dimore celestiali». Le quattro pratiche sono: gentilezza amorevole, compassione, gioia compartecipe ed equanimità.

Ognuna di esse è a pieno diritto una vera e propria pratica meditativa rigorosa. Le si impiega di solito per coltivare il samadhi, l’attenzione concentrata su un punto, che fa emergere le qualità evocate in tutto il loro potere, trasfigurando il cuore.

Da: Jon Kabat-Zinn, “Risveglio. Praticare la mindfulness nella vita quotidiana“, Corbaccio, 2019.

[La foto sulla gentilezza amorevole è di Tarkan Kızartıcı]

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