Meditazione su un quadro futurista: le emozioni in movimento

meditazione su un quadro futurista: gli addii di umberto boccioni

Ho meditato su un quadro futurista. L’opera ha richiamato in me fortemente molti dei temi su cui sto lavorando negli ultimi mesi, anche insieme alla community “Noi di Zen in the City”. Il quadro in questione s’intitola “Gli addii”, è parte del trittico “Gli stati d’animo” ed è stato dipinto nel 1911 da Umberto Boccioni (1882 – 1916), uno dei più importanti esponenti del futurismo. Come spesso accade, l’arte moderna e contemporanea riesce a esprimere intuizioni molto avanzate riguardanti la mente umana, esprimendosi meglio di come si riuscirebbe a fare a parole. L’ho visto alla bella e ricca mostra “Il Tempo del Futurismo” che si tiene in questo periodo alla GNAMC di Roma.

Il quadro di Boccioni è un tentativo di rappresentare visivamente le emozioni in un modo nuovo. Non mi soffermerò qui a parlare di futurismo o di storia dell’arte, perché il centro dell’interesse di questo blog è un altro. Vorrei però solo ricordare che la rappresentazione visiva delle emozioni è una sfida che gli artisti hanno affrontato in molte epoche, sviluppando soluzioni diverse in base ai contesti culturali e alle tecniche disponibili. Esempi notevoli sono stati quelli di El Greco (1541-1614), Francisco Goya (1746-1828), Eugène Delacroix (1798-1863), Edvard Munch (1863-1944), Vincent van Gogh (1853-1890), Egon Schiele (1890-1918), Wassily Kandinsky (1866-1944), Franz Marc (1880-1916) e Giacomo Balla (1871-1958), “fratello maggiore” di Boccioni nel movimento futurista.

Emozioni in movimento

La peculiarità del trittico “Gli stati d’animo” è quella di rappresentare l’emozione attraverso il movimento e la sovrapposizione delle forme. A quel tempo, la fotografia era una pratica ormai radicata. L’arte, liberatasi dalla necessità di “rappresentare” la realtà, poteva esprimere qualcosa di diverso, di più ampio. Già i pittori impressionisti, e poi quelli divisionisti, avevano mostrato al mondo come la visione, anziché essere una replica della realtà, ne era un’elaborazione. Tante pennellate di colori diversi, una accanto all’altra, svelavano delle forme ben precise, ma queste ultime erano chiaramente un’elaborazione della mente dell’osservatore, più che dell’artista!

Nei 3 quadri del trittico “Gli stati d’animo”, Boccioni esprime gli stati d’animo della vita della città moderna, tramite scene in una stazione ferroviaria. Nel primo dipinto, Gli addii, Boccioni rappresenta il movimento caotico delle persone poco prima della partenza del treno. Nel secondo (Quelli che vanno), la partenza, e infine nel terzo (Quelli che restano), chi è rimasto alla stazione.

Osservando in particolare “Gli addii”, vediamo come l’artista utilizzi linee curve e spezzate, forme sovrapposte e colori intensi per evocare la tensione emotiva del momento. Tutto cerca di dare l’idea di movimento: non solo quello del treno (che per i futuristi è un emblema del carattere dinamico della modernità), ma anche quello delle emozioni delle persone coinvolte nella scena. Possiamo immaginare che i vari elementi – il treno e le persone che si salutano – siano in realtà piuttosto fermi. Eppure tutto si muove vorticosamente, salvo pochi elementi a fungere da punti di riferimento.

Ecco di seguito le riproduzioni dei 3 dipinti che costituiscono il trittico sugli stati d’animo: “Gli addii”, “Quelli che vanno” e “Quelli che restano”:

La realtà dell’impermanenza

Così sono le nostre emozioni. Esse si trasformano in ogni istante muovendosi come le acque di un fiume. Tutto ciò che sperimentiamo nella vita svela il proprio carattere impermanente. Già questo tende a disorientarci. Ma la cosa che veramente ci toglie il terreno sotto i piedi è che proprio noi siamo i primi a cambiare di continuo: il corpo, le emozioni, i pensieri. Anche se rimaniamo immobili. Anche se apparentemente non sta succedendo nulla.

La vita moderna, così celebrata dai futuristi, amplifica a dismisura la dimensione del cambiamento continuo, ma con un elemento molto importante in più: la velocità. Nel1911 gli artisti futuristi si eccitavano per automobili che raggiungevano i 100 km orari (anche se le auto da corsa già allora raggiungevano livelli ben superiori). Oggi impieghiamo 3 ore per andare in treno da Roma a Milano e il nostro cervello non riesce a stare dietro a una tecnologia per la conoscenza come quella di Google, mentre l’intelligenza artificiale raggiunge nuovi risultati sconvolgenti ogni pochi mesi.

Trascinati dalla tecnologia

Boccioni e i futuristi si esaltavano per la velocità del cambiamento. Noi ce ne sentiamo vittime, perché ci dà l’impressione che non sia più alla nostra portata, essendo noi quegli stessi animali che si sono evoluti nella savana centinaia di migliaia di anni fa. La tecnologia oggi domina ogni ambito e sembra un cavallo in corsa del quale siamo in groppa senza poterlo controllare.

Chi prova a sedersi in meditazione, anche solo per pochi minuti, si rende conto di come nella mente si producano di continuo pensieri e sensazioni. Non siamo noi a generarli deliberatamente, eppure sono il nostro nutrimento, che ci condiziona in ogni istante e determina la nostra gioia o la nostra infelicità.

Grazie alla consapevolezza, possiamo diventare i Boccioni di noi stessi e vedere chiaramente questo dinamismo delle emozioni. Possiamo anche inserirlo nel dinamismo della società, che magari non è più rappresentato al meglio da una stazione ferroviaria, ma dalla pervasività delle tecnologie digitali. Più chiaramente riusciamo a vedere, più saremo in grado di riconoscere e accettare le nostre emozioni.

L’arte come meditazione

Un altro aspetto che emerge dalla meditazione sul quadro futurista è quello del distacco. La scena alla stazione coglie il dolore della separazione legato alla partenza del treno. È come se Boccioni avesse voluto rappresentare la nostra tendenza a voler trattenere ciò che inevitabilmente cambia. Non mi risulta affatto che questo artista avesse interesse o anche solo contatti rispetto al buddhismo. Eppure le sue opere hanno molte affinità con temi visti tante volte qui:

  • il senso della transitorietà;
  • la dissoluzione dei confini tra le figure e lo spazio;
  • il superamento della percezione ordinaria a vantaggio di un’esperienza più fluida e interconnessa con la realtà;
  • la dissoluzione della figura umana (e quindi dell’ego) nel movimento;
  • l’enfasi sull’esperienza immediata e sensoriale della realtà.

Al di là delle etichette (futurismo, buddhismo, e così via), le persone particolarmente sensibili sono per noi una fonte di nutrimento, perché riescono a cogliere aspetti della realtà ai quali noi, con gli ordinari strumenti concettuali, non potremmo mai arrivare.

Mi sembra importante sottolineare che l’arte in sé ha questa caratteristica. Essa può diventare un potente strumento di intuizione  e di liberazione. Non solo per gli artisti. Per tutti noi.

Boccioni ci invita a osservare il cambiamento senza resistenza, proprio come la meditazione ci insegna a lasciar andare. Viviamo in tempi straordinariamente difficili. La bellezza ci potrà salvare? La risposta dobbiamo cercarla dentro di noi.

Meditare con l’arte

Osservare un quadro come “Gli addii” può essere un ottimo spunto per una meditazione. Ma puoi farlo con qualsiasi altro esempio di arte, non solo moderna. L’importante è che l’osservazione non sia concettuale, che non cerchi di fare ragionamenti. C’è poco da ragionare. È più importante vedere, sentire. La meditazione ci permette di farlo in modo non concettuale.

Nel frattempo, ti propongo una meditazione guidata che è un po’ anche un gioco, basata proprio sul quadro “Gli addii” di Boccioni. Questa meditazione ti guiderà nell’osservazione del movimento delle emozioni, dell’impermanenza e della natura fluida dell’esperienza, proprio come il dipinto rappresenta la dissoluzione delle forme e il dinamismo della realtà.

Prima di riprodurla col tuo dispositivo, trova un posizione comoda in un luogo dove nessuno possa disturbarti per almeno 10 minuti. Buona pratica!

Audio della meditazione guidata:

 

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    Paolo Subioli

    Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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