Empatia: comprendere il suo potere e i suoi limiti nelle relazioni umane

empatia

L’empatia, ovvero la capacità di condividere e comprendere lo stato emotivo di un’altra persona, è un elemento cruciale nelle relazioni umane. Favorisce la cooperazione, riduce l’aggressività interpersonale e può promuovere azioni altruistiche. L’empatia è anche uno di quei sentimenti rafforzati da pratiche come la metta, o gentilezza amorevole, che sono parte essenziale del patrimonio di tecniche di meditazione di origine buddhista.

Tuttavia, l’empatia ha anche dei limiti e delle contraddizioni intrinseche che meritano attenzione. Ciò può sembrare controintuitivo, perché siamo abituati a considerare l’empatia un sentimento unicamente positivo. Ma un articolo del neuroscienziato Jean Decety, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Prometeo, mi ha fatto molto riflettere sulle contraddizioni insite nell’empatia.

Prima di proseguire, vorrei anche sottolineare il fatto che è arduo distinguere nettamente tra sentimenti nobili – come l’altruismo, l’amore, ecc. – e sentimenti di basso rango – come l’invidia, il desiderio di vendetta, ecc. Tutti i sentimenti che proviamo sono frutto dell’evoluzione che ci ha plasmati come esseri umani. Inevitabilmente li proviamo. Ciò che conta davvero è quando I sentimenti sfociano in azioni che aggiungono o diminuiscono sofferenza a noi stessi e agli altri esseri umani.

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L’empatia nelle relazioni umane

L’empatia gioca un ruolo fondamentale nel costruire fiducia e affinità tra le persone. In ambiti come la medicina, gli affari e l’istruzione, esprimere empatia fa sentire le persone comprese e riconosciute, migliorando la qualità delle interazioni. Ad esempio, un medico che mostra empatia verso un paziente non solo facilita il processo di cura ma rassicura anche il paziente stesso, creando un ambiente di guarigione più efficace. Inoltre, l’empatia può indurre comportamenti altruistici e rafforzare la coesione sociale, promuovendo un senso di comunità e appartenenza che è fondamentale per il benessere collettivo.

Limiti morali dell’empatia

Jean Decety ci avverte però che nonostante i suoi aspetti positivi, l’empatia può anche portare a favoritismi e conflitti con i principi di equità e giustizia. È più facile provare empatia per individui identificabili, piuttosto che per gruppi di persone, favorendo chi è vicino a noi rispetto agli estranei. Questo fenomeno si amplifica in contesti di conflitto, dove l’empatia può essere manipolata per giustificare azioni contro i membri di un gruppo esterno. Ad esempio, i leader politici possono sfruttare l’empatia per alimentare sentimenti di vendetta o ostilità contro un gruppo rivale, manipolando le emozioni della popolazione per raggiungere i propri obiettivi.

Sono scenari che abbiamo visto tante volte nella storia antica e recente. Nella politica, oggi è più che mai è attuale la tendenza a enfatizzare lo spirito di appartenenza alla comunità per ostracizzare i diversi, specie gli stranieri che vengono da lontano.

L’evoluzione dell’empatia

Dal punto di vista evolutivo, l’empatia è un adattamento biologico che ha favorito la sopravvivenza e la riproduzione. Le emozioni che sono alla base dell’empatia, aiutano a risolvere problemi di adattamento e a mantenere la coesione sociale. Negli esseri umani, le emozioni sono associate a stati mentali e cambiamenti fisiologici che facilitano la comunicazione e la comprensione reciproca. Questo adattamento ha permesso ai nostri antenati di formare legami sociali forti e di collaborare efficacemente all’interno del gruppo, migliorando le loro possibilità di sopravvivenza.

Predisposizioni e pregiudizi empatici

L’empatia – secondo Decety – è influenzata da pregiudizi e predisposizioni percettive che orientano la nostra attenzione verso segnali sociali di valore selettivo. Questi pregiudizi favoriscono l’affiliazione con i membri del proprio gruppo e possono rendere ostili verso gli estranei, specialmente in situazioni di competizione per risorse limitate. Tuttavia, l’apprendimento e l’esperienza possono attenuare questi pregiudizi, dimostrando la flessibilità della nostra capacità empatica. Ad esempio, è stato sperimentato come le persone che interagiscono frequentemente con individui di diverse etnie e background culturali tendano a sviluppare una maggiore sensibilità e comprensione verso le sofferenze degli altri, indipendentemente dalla loro appartenenza a un gruppo specifico.

L’euristica degli affetti e la distorsione del giudizio

Le nostre menti rispondono più fortemente agli appelli emotivi e alle rappresentazioni vivide rispetto ai fatti e alle analisi statistiche. Questo può distorcere la nostra percezione dei rischi e dei benefici, influenzando negativamente il nostro processo decisionale. Ad esempio, una storia individuale può suscitare più empatia e azioni altruistiche rispetto a una statistica che rappresenta molte persone. Un esempio eclatante di questa dinamica è la reazione globale alla fotografia del piccolo Alan Kurdi, il bambino siriano trovato morto su una spiaggia turca. Questa immagine ha suscitato un’ondata di empatia e di azioni umanitarie che le fredde statistiche sulla crisi dei rifugiati non erano riuscite a provocare.

Casi analoghi sono molto frequenti. Durante la seconda guerra mondiale, si vide per esempio come le molte persone che si erano mobilitate per proteggere individui o famiglie ebraiche dalle persecuzioni, erano motivate dal contatto con casi singoli, piuttosto che dalla conoscenza in generale del fenomeno.

Più in generale, sappiamo che le emozioni guidano le decisioni umane molto più che la razionalità, perfino a livello economico e politico. Nel marketing, si sfrutta il potere delle emozioni per influenzare le decisioni dei consumatori, poiché queste spesso prevalgono sulla razionalità. Le campagne pubblicitarie mirano a creare un forte legame emotivo con il pubblico, rendendo i messaggi più memorabili e persuasivi rispetto a quelli basati esclusivamente su argomenti logici. Tale processo decisionale influenzato dalle emozioni immediate è noto come “euristica degli affetti“.

In questo peso delle emozioni rispetto alle decisioni stanno giocando un ruolo decisivo i social media, che solleticano soprattutto sentimenti primari come la paura e per questo sono prediletti dalle forze politiche che puntano sulla paura per guadagnare consenso.

empatia per alan kurdi

L’empatia si innesca più facilmente per singoli casi – come fu quello del bambino Alan Kurdi, trovato morto sulla spiaggia – che sulla base di fatti statistici oggettivi.

L’empatia nelle decisioni morali

Leggendo quanto scrive Jean Decety, ho imparato che l’empatia non è sempre la migliore guida nelle decisioni morali, soprattutto in contesti di competizione o conflitto. Essa può portare a errori di giudizio etico e inibire decisioni utilitaristiche che mirano al benessere di tutti. Tuttavia, l’empatia può anche motivare fortemente ad agire per il bene degli altri, se guidata dalla ragione e dalla scelta consapevole. Ad esempio, mentre l’empatia può spingere a privilegiare il benessere immediato di una singola persona, la ragione può aiutare a considerare le conseguenze a lungo termine delle nostre azioni, promuovendo una giustizia più equa e sostenibile.

Integrare empatia e razionalità

La conseguenza di questo discorso è che per utilizzare l’empatia in modo efficace, è fondamentale integrarla con la razionalità. L’empatia ci spinge a prenderci cura degli altri e a reagire alle loro sofferenze, ma la razionalità ci permette di valutare le situazioni in modo più oggettivo e di prendere decisioni che considerano il bene comune. Questo approccio integrato è particolarmente importante nelle decisioni politiche e sociali, dove è necessario bilanciare l’emozione con l’analisi costi-benefici per ottenere risultati equi e sostenibili.

Conclusione

L’empatia è una forza potente nelle nostre relazioni e nelle nostre motivazioni a favore della società, ma è limitata e fragile. È soggetta a pregiudizi cognitivi e dipende dal contesto sociale e dalle relazioni interpersonali. Comprendere le radici evolutive e i meccanismi dell’empatia ci aiuta a usarla in modo più efficace ed equo, combinando la compassione con il ragionamento per prendere decisioni migliori e più giuste.

Dunque, mentre l’empatia è fondamentale per motivare comportamenti civili, dobbiamo essere consapevoli dei suoi limiti e imparare a guidarla con la ragione per evitare errori di giudizio etico e promuovere un benessere più ampio e inclusivo. Sviluppare una consapevolezza critica dell’empatia e dei suoi effetti ci permetterà di utilizzarla al meglio, coltivando una società più compassionevole e giusta.

Per approfondire:

Alan Wallace – Meditazione sulla gioia empatica

Sharon Salzberg – Capire gli altri conoscendo se stessi

Ascolta la meditazione guidata sulla gioia empatica:

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[La foto sull’empatia è di Anna Shvets, Spagna]

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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