Cosa pensi di uno che pratica la meditazione e dice di essere stressato?

Cosa pensi di uno che pratica la meditazione e dice di essere stressato? Forse avrai notato che in questa frase non ho usato alcuna formulazione “inclusiva” per riferirmi sia a maschi che a femmine che ad altro, perché vorrei prendere ad esempio proprio me stesso. Siccome proprio oggi è uscito il mio libro, “La gestione dello stress“, per il Corriere della Sera, ne approfitto per condividere le mie riflessioni personali non solo sul mio rapporto con lo stress, ma anche sull’idea che una persona come me, che pratica la meditazione, possa o non possa permettersi di essere stressata.
Chi medita non è superiore agli alti e bassi della vita
È diffuso un certo luogo comune per il quale chi pratica attività di auto-cura come la meditazione o la Mindfulness debba essere in qualche modo diverso dagli altri, non soggetto alle più comuni emozioni negative come l’ansia, la rabbia, eccetera. C’è una sorta di mito del “guru”, della persona che ha raggiunto la pace dei sensi ed è superiore agli alti e bassi della vita.
Questa idea in piccola parte è fondata, perché chi ha scelto la via della coltivazione del sé, della spiritualità, può godere di una maggiore pace interiore. Ma a mio parere, subentrano tre fattori primari nel determinare la capacità di autocontrollo.
- Ciascuno di noi ha una personalità che si è creata nel corso di un tempo lungo decenni, caratterizzato da condizionamenti di ogni tipo (famiglia, ambiente, ecc.), radicati in profondità, i quali, pur essendo dinamici e in continua trasformazione, determinano chi di fatto siamo.
- Lo stile di vita nel quale siamo immersi è uno dei fattori di condizionamento più potenti. Ad esempio, un conto è vivere in un centro di spiritualità, a contatto con la natura, magari senza possedere nulla di personale, un altro è vivere in città, avere dei figli, dover lavorare per mantenere se stessi e altre persone.
- In noi è presente una coscienza collettiva che determina i nostri comportamenti anche più di quella individuale. La sua influenza è inversamente proporzionale a quanto siamo isolati. Più viviamo isolati e meno ci influenza la coscienza collettiva, la quale è di certo portatrice intrinseca di stress.
La mia vita piena di fattori di stress
Setto questo, mi sento soggetto ai vari fattori di stress in misura che definirei media. Come dice John Kabat-Zinn, lo stress è nel mondo. Viviamo in una società sia carica di fattori stressogeni, sia dominata da un’ansia collettiva crescente. È molto difficile rimanerne immuni.
Il lavoro stesso è un fattore di stress, con le sue scadenze, incertezze, sovrabbondanza di comunicazioni con ogni canale possibile.
Io passo la maggior parte della mia giornata davanti a un computer, con il quale utilizzo gli strumenti di lavoro più stressogeni che si siano mai visti nella storia: i tool digitali. A differenza di qualsiasi strumento del passato, i sistemi digitali cambiano di continuo e a una velocità crescente. Appena hai imparato a usare un software, è già uscita una nuova versione e tu sai che presto verrà rimpiazzato da un altro software più avanzato.
Uso moltissimo l’intelligenza artificiale (ma non la sto usando per scrivere questo articolo), che è un fattore di stress implicito. Già di per sé è inquietante e impoverente dialogare con qualcuno che sembra umano ma non o è. E poi anche gli strumenti AI si trasformano a velocità impressionante. Ogni poche settimane cambia non dico tutto, ma quasi.
Inoltre anch’io, che te che stai leggendo, vivo in un mondo fortemente instabile, dominato da leader politici irresponsabili e privi di visione. Anch’io sento il peso di appartenere a una collettività che sta distruggendo l’ambiente nel quale vive – e dunque anche se stessa – ma non ha alcuna voglia di intraprendere strade alternative.
E allora qual è la differenza?
Dopo aver spiegato che anch’io, come tutti, sono stressato (ma sarebbe meglio dire soggetto ai vari fattori di stress), vorrei farvi capire perché in realtà per me è diverso. Quando dico per me intendo per me e per tutti coloro che hanno fatto della pratica di consapevolezza un elemento centrale della propria vita.
Prendiamo ad esempio la componente collettiva, lo stress del mondo e l’ansia generalizzata. È chiaro che non vivo sulla Luna, né voglio unirmi a una comune in campagna. Però cerco di limitare al massimo le voci portatrici di emozioni negative come l’ansia e la rabbia. Questo si traduce per me nell’evitare del tutto i telegiornali, nel limitare al massimo l’uso dei social e, anche in tale ambito, scegliere con cura le fonti da seguire. Ma anche evitare conversazioni con certe persone, per quanto possibile.
Insomma, considero il “nutrimento” mentale come una delle leve dove più facilmente si può agire per limitare i fattori di stress.
Ma forse la differenza maggiore, che ho visto crescere in me in tanti anni di pratica, è la capacità di vedere in tempo reale quello che sto provando. Se c’è qualcosa che mi provoca anche una minima emozione, io quell’emozione la sento subito manifestarsi nel corpo. Questo mi protegge molto, perché mi consente di selezionare momento dopo momento ciò che è benefico per me e ciò che non lo è.
Tutto ciò non mi rende affatto una persona speciale, ma diminuisce la percentuale di tempo nel corso delle mie giornate nel quale agisco meccanicamente, come con il “pilota automatico”, come si suol dire. Proprio di pilota automatico, parlo nel mio ultimo video, che potete trovare qua sotto realizzato a partire dal libro e parte di una apposita playlist sullo stress.
Se vuoi saperne di più sullo stress, ti invito a partecipare al mio prossimo webinar sull’argomento.
Se desideri una bella dose di nutrimento mentale sano, che faccia da antidoto ai vari fattori di stress che sicuramente sono presenti nella tua vita, ti consiglio invece di partecipare al nostro prossimo ritiro di meditazione, che si terrà dal 21 al 23 novembre a Maguzzano, sulle olive del lago di Garda.
Vuoi ricevere gli aggiornamenti da Zen in the City?
Inserisci il tuo indirizzo per ricevere aggiornamenti (non più di 1 a settimana):



