Karma: cosa significa nell’era del Coronavirus

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Quello del Karma è un concetto molto importante, ed è pertanto cruciale sapere cosa significa. Il suo senso è facilmente comprensibile, ma altrettanto facilmente equivocabile. Il Karma, associato alla Rinascita, è presente praticamente in tutte le religioni indiane o di origine indiana: oltre al Buddhismo, anche Induismo, Sikhismo e Giainismo. Anche nella nostra cultura, il Karma è presente come modo di dire, per intendere gli effetti buoni o cattivi di un’azione, ma anche per esprimere un atteggiamento fatalistico. Quando qualcuno dice “È il mio karma!”, di solito intende dire che è vittima del destino, cioè è perseguitato dalla “sfiga”.

In poche parole, la legge del Karma – detta anche legge di causa-effetto – può essere spiegata così: l’intento e le azioni di un individuo (causa) influenzano il futuro di quell’individuo (effetto). Buone intenzioni e buone azioni contribuiscono al buon karma e alle rinascite più felici, mentre le cattive intenzioni e le cattive azioni contribuiscono al cattivo karma e alle cattive rinascite. In realtà, il significato di Karma è più vasto e più interessante di così, e si applica non solo a livello individuale, ma anche collettivo. È proprio quello di cui vi voglio parlare oggi.

Per quanto riguarda il Buddhismo in particolare, la dottrina del Karma non è una sua peculiarità, proprio perché essa è precedente al Buddhismo stesso. Eppure il Karma costituisce un elemento essenziale dell’insegnamento del Buddha. Quest’ultimo, come vedremo, l’ha reinterpretato a suo modo, facendone il cardine di una nuova etica.

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Quello che ci interessa oggi è se il Karma può costituire ancora un riferimento etico utile, soprattutto per chi non crede alla possibilità di una “rinascita” dopo la morte. Ovvero alla gran parte di noi. La pandemia del Coronavirus, con il suo impatto enorme – sia dal punto di vista spaziale, sia temporale – può offrirci in questo senso spunti di riflessione molto interessanti.

Cosa significa Karma come legge impersonale

Karma è un termine sanscrito che significa “atto” o “azione”. Così gli effetti del Karma sarebbero  la conseguenza delle proprie azioni, e dunque il Karma sarebbe espressione di una sorta di giustizia superiore. La connessione del Karma con le rinascite ha consentito nei secoli di dare una spiegazione a molte ingiustizie, come ad esempio quella di nascere nella casta degli “intoccabili”, attribuendo tali ingiustizie a colpe di vite precedenti. Ma un autorevole studioso come Richard Gombrich ha evidenziato il carattere impersonale del Karma. “L’universo contiene un meccanismo per garantire che una buona azione porti buoni risultati per chi la fa, una cattiva azione cattivi risultati”, dice Gombrich. “Se questo meccanismo è impersonale, come nel buddhismo e nel giainismo, non è strettamente appropriato chiamare questi risultati ricompense e punizioni, poiché i risultati arrivano semplicemente attraverso l’operazione di una legge causale paragonabile all’idea moderna di una legge di natura”.

Questo è molto interessante, perché sposta l’interesse della valutazione di un’azione verso la responsabilità individuale, sottraendola a fattori incontrollabili come il destino o la volontà di un Dio. Lo stesso Gombrich ha scritto anche:

“A mio parere la chiave del pensiero del Buddha è la dottrina del Karma e la nozione che siamo tutti responsabili di noi stessi, un concetto che ha un importante aspetto metafisico, ma è soprattutto un principio etico. L’intero universo è eticizzato. In altre parole, secondo l’insegnamento del Buddha, tutti gli esseri senzienti dell’intero universo sono moralmente responsabili e possono rinascere in una condizione superiore o inferiore in virtù del bene e del male che hanno compiuto”.

Quest’ultimo passo è stato citato dal teologo Vito Mancuso in una recente puntata della trasmissione “Uomini e profeti” di Radio Tre, dedicata alla figura del Buddha. Mancuso ha aggiunto che la teoria del Karma porta a considerare che la logica che governa veramente il mondo e le nostre vite, all’interno del mondo, è la giustizia. La giustizia, non un Dio personale, che può essere giusto, ma può anche preferire qualcuno a qualcun altro per puro arbitrio. Non il caso, come oggi siamo facilmente portati a ritenere. Quindi né il caso né un Dio personale. Piuttosto una logica “giusta, impersonale, infallibile e veritiera”.

Questo, aggiungo io, è un modo interessante di intendere la “via di mezzo” del Buddha. A lui piaceva la via mediana, e in questo caso si tratta proprio di una visione del nostro destino, a metà strada tra l’arbitrio di un Dio superiore e quello randomico del caso. Molto adatta alla necessità di un’etica per il mondo secolarizzato del XXI secolo.

Se il significato di Karma è “destino”, è nelle nostre mani

Il destino – nostro personale e dell’umanità – non sta scritto in cielo, né è determinato dalla cecità del caso. È nelle nostre mani. Il significato fondamentale di Karma mi sembra sostanzialmente questo, ed ha un’importante accezione collettiva, oltre che individuale. Ma prima di esporre il mio ragionamento su quanto possiamo imparare dalla pandemia del Coronavirus, in questo senso, vorrei ricorrere all’aiuto di un altro grande studioso, Stephen Batchelor, noto anche per essere il principale esponente del Buddhismo secolare.

Commentando le dottrine del Karma e della Rinascita, Batchelor dice:

“Chi nutriva queste credenze poteva capire, nel linguaggio mitico dell’epoca, come tutti gli esseri viventi siano intimamente connessi a una serie complessa di condizioni casuali che precedono la loro esistenza, come pure a un dispiegarsi apparentemente infinito di conseguenze future di cui ciascuno è nel suo piccolo responsabile. Nel dare un senso di umiltà, di connessione e di responsabilità, questa visione del mondo incoraggiava la gente a considerare il significato della propria esistenza nel contesto privo di un sé dell’immensità della vita stessa, e a non ridurla al servizio dell’avidità e dell’odio egoistici”.

Potremmo considerare “L’origine delle Specie“, l’opera in cui Charles Darwin esponeva la sua teoria dell’evoluzione, come una sorta di rivisitazione in chiave laica e moderna della teoria del Karma e della Rinascite. L’evoluzione per selezione naturale offre una descrizione affascinante della dimensione fisica del “sorgere condizionato”. Ma la stessa storia umana, per Batchelor, ci offre una lezione pregnante nello stesso senso. “Se consideriamo Shakespeare, Darwin oppure Hitler, la nostra interpretazione storica ci permette di vedere in che modo le loro azioni abbiano dato frutti, nel bene e nel male, nel tipo di mondo in cui viviamo oggi” scrive Batchelor nel suo bellissimo libro “Dopo il Buddhismo“. “Analogamente, la sociologia ci ha resi molto più consapevoli delle conseguenze del nostro comportamento collettivo in una cultura o una società”.

Le scelte che compiamo oggi rispetto all’ambiente e al mondo naturale, sia a livello individuale che collettivo, rientrano pienamente in questo contesto. Batchelor ci esorta così:

“Invece di curarci di una nostra ipotetica rinascita, siamo chiamati nella nostra vita attuale ad assumerci una maggiore responsabilità per questo pianeta e per il continuo rifiorire dei suoi abitanti, animali e vegetali”.

Cosa significa Karma come intenzione

A questo punto non vorrei fare un discorso politico, richiamando magari chi governa ad assumersi le proprie responsabilità rispetto alle scelte compiute oggi nei confronti della crisi climatica ed ecologica. Questo lo penso, ma preferisco proseguire il ragionamento sul significato di Karma e la sua utilità per noi, in questo momento storico.

Un aspetto che distingue nettamente la nozione di Karma nel Buddhismo, rispetto alle altre tradizioni spirituali, specie all’Induismo, è quello di spostare l’attenzione dall’azione in quanto tale alla motivazione che sta alla base dell’azione stessa.

Tornando a Richard Gombrich, lo studioso britannico ha scritto:

“Il Buddha definì esplicitamente il Karma come intenzione (cetanā). Per il Buddha, tutto ciò che conta accade nella mente; quindi la qualità morale di un atto dipende esclusivamente dall’intenzione che vi sta dietro.

Le implicazioni di tale intuizione sono potenzialmente enormi e sicuramente erano dirompenti per la società del tempo del Buddha, poiché “l’intenzione è la stessa sia che sia intesa da maschio o femmina, giovane o vecchio, bramino o paria”, dice Gombrich. Ma anche per noi lo sono, perché ciò che conta non è solo quello che facciamo, ma anche ciò che diciamo e che pensiamo. Nonostante il termine sanscrito karma significhi “azione”, dice il maestro zen Thich Nhat Hanh, esso si riferisce “non solo all’azione fisica, ma anche a ciò che esprimiamo con il corpo, con le parole e con i pensieri e le intenzioni”.

Il pensiero è la prima forma di azione, perché è pensando che gettiamo le basi di quello che sarà il nostro impatto sul mondo. Anche le nostre parole hanno un effetto enorme. Se riusciamo a parlare e a scrivere con compassione e comprensione, ci sentiremo magnificamente nel corpo e nella mente. Non parleremo con compassione solo affinché la persona o il gruppo di persone a cui stiamo parlando si sentano meglio! La nostra parola compassionevole esercita un effetto di guarigione anche su noi stessi. Dopo che sarai riuscito a dire qualcosa che esprima gentilezza, perdono e compassione, ti sentirai molto meglio.

Il messaggio di Thich Nhat Hanh è che il nostro pensiero e le nostre parole sono la nostra continuazione nel futuro; oltre alle azioni, ovviamente.

Il Karma nell’era del Coronavirus

Tutto questo ragionamento sul Karma ci porta a vedere sotto un’altra luce ciò che sta succedendo oggi, in quest’era del Coronavirus. L’intero mondo è impegnato nella lotta contro la pandemia, che ha già portato molta sofferenza ovunque e le cui conseguenze sono destinate a protrarsi nel tempo. Abbiamo già potuto constatare come gli effetti della pandemia da Coronavirus siano in gran parte le conseguenze di azioni e scelte compiute del passato. Non sto palando di certo dell’eventualità che il virus sia stato creato in laboratorio come conseguenza di un qualche complotto. Se consideriamo l’osservatorio a noi più vicino, l’Italia, possiamo constatare come l’epidemia si sia diffusa a partire dalla zona geografica a maggior tasso d’inquinamento. Gli apparati respiratori di chi abita la pianura Padana – l’area più inquinata d’Europa – sono più irritati degli altri e perciò più indifesi rispetto al virus, come è stato osservato. Tale inquinamento è il risultato di tante scelte compiute in passato da tante persone, organizzazioni e istituzioni diverse.

Un altro aspetto che potremmo considerare è l’organizzazione del sistema sanitario. In Italia esso sta permettendo a chi si ammala di accedere gratuitamente alle cure necessarie, a differenza di tanti altri Paesi, grazie alle scelte compiute in passato rispetto alla priorità della sanità pubblica rispetto a quella privata. Ma anche in questo contesto favorevole, stiamo scontando scelte non felici del passato, come la frammentazione regionale, l’eccessivo mix di pubblico e privato in certe regioni e, in alcune aree, la mancata creazione di strutture numericamente all’altezza.

Quello che vorrei sottolineare è che tali scelte – positive o negative che siano – sono scaturite dall’apporto di molti soggetti diversi, nel corso di tanto tempo, a seguito di tante discussioni, pubblicazioni, trattative, eccetera. È chiaro come in tutto ciò abbiano contribuito non solo le azioni compiute, ma anche le parole dette, i pensieri e le stesse intenzioni. Questo è il Karma che si manifesta oggi come elaborazione di ieri, individuale e collettiva.

La autorità, che noi stessi abbiamo messo ai posti di comando, ci chiamano oggi a seguire regole di prevenzione a volte difficili da rispettare, molto spesso lasciate all’arbitrio individuale. Ci chiedono di vaccinarci, anche se la messa a punto dei vaccini è stata più veloce rispetto ai tempi consueti dei protocolli. Come ci poniamo di fronte a queste sfide, che ci interrogano individualmente nel nostro quotidiano, per risolvere un problema che è di tutta l’umanità? La vera differenza la farà ciò che adesso viene formulato all’interno della nostra mente.

Per approfondire:

Joseph Goldstein – Il “Karma” non ha un solo significato, ma almeno quattro diversi

Così la mente creativa si fabbrica il karma

Internet è il nostro karma digitale

[La foto è di cottonbro, Russia]

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