Il testimone: una rivoluzione silenziosa nella meditazione

Nell’ambito di un processo, qual è la differenza tra il giudice e un testimone? Il giudice valuta, decide, emette sentenze. Il testimone, invece, racconta ciò che ha visto, senza intervenire. Ecco, questa distinzione così netta e comprensibile si può applicare anche alla nostra esperienza interiore durante la meditazione, dando origine a un cambiamento radicale di prospettiva.

Quando pratichiamo la meditazione, spesso ci sforziamo di “osservare” noi stessi. Ma cosa significa davvero osservare? Se ci mettiamo nei panni del giudice, inevitabilmente entriamo nella modalità del controllo, della valutazione, del giudizio. Ma la meditazione non è questo. La meditazione è testimonianza.

Il testimone non è un’entità separata

Attenzione, però: non immaginiamo il testimone come qualcosa di separato da noi, un’entità superiore che ci guarda dall’alto. Questo sarebbe solo un altro trucco dell’ego per creare dualità. Il testimone non è qualcosa, ma è un modo in cui qualcosa accade. Non c’è un “io” che testimonia, c’è testimonianza. Come quando si dice “c’è il respiro”, invece di “sto respirando”.

Possiamo visualizzare il testimone come lo schermo di un cinema: è il supporto silenzioso su cui scorrono le immagini, ma non interviene mai nella storia. Lascia che tutto accada.

Il testimone è incarnato

Il testimone non si trova nella mente, né nella testa. È incarnato. Non osserva il corpo da fuori: è il corpo stesso che si osserva, perché sa di essere corpo. Il respiro sa di essere respiro. Questo atteggiamento è perfettamente in linea con le antiche indicazioni del Satipatthana Sutta, che parla di “osservare il corpo nel corpo”.

Il testimone vive solo nel presente

Un’altra caratteristica fondamentale: il testimone opera solo nel presente. Non può ricordare né anticipare. Non vive nel passato, non proietta nel futuro. Semplicemente, è presente a ciò che accade ora, qui.

Questo sottolinea un altro aspetto del testimone: la sua capacità di mantenerci ancorati al presente.

Testimoniare i pensieri

Uno degli aspetti più importanti di questa postura è il modo in cui ci rapportiamo ai pensieri. In genere, ci identifichiamo con essi. Ma possiamo distinguere tre livelli:

  1. Essere nei pensieri (modalità ordinaria)
  2. Accorgersi di pensare
  3. Accorgersi che i pensieri accadono

Questo terzo livello è il punto di svolta. I pensieri diventano fenomeni da osservare, come i suoni o i movimenti. Il testimone li lascia emergere e svanire, senza interferire, senza giudicare.

Il paradosso dell’auto-osservazione

Nel linguaggio comune, osservare implica un soggetto che guarda un oggetto. Ma nel caso della meditazione, questa logica non funziona. Qui è l’esperienza che osserva se stessa. Il corpo che sente il corpo. Il respiro che sente il respiro.

Sentire parlare di corpo che sente il corpo può sembrare bizzarro, ma il lavoro che si fa nella meditazione è quello di avvicinarsi sempre di più al silenzio, riducendo le parole o addirittura eliminandole del tutto. In questa dimensione non verbale, diventa possibile che l’esperienza osservi se stessa.

Il potere trasformativo del testimone

La capacità di osservazione di cui stiamo parlando ha un effetto trasformativo profondo, simile a quello della psicoterapia. Quando un terapeuta ascolta con empatia e senza giudizio, può aiutare l’altro a soffrire di meno. Allo stesso modo, quando osserviamo noi stessi con equanimità, ci apriamo alla comprensione, alla guarigione, alla pace.

L’equanimità è proprio la qualità che il testimone coltiva. Quando c’è dolore, il testimone vede: “c’è dolore”. Quando c’è piacere: “c’è piacere”. Senza attaccamentoavversione. Senza voler cambiare nulla.

Non un modo per fuggire, ma per abitare pienamente

Alcune tradizioni meditative tendono a identificare il testimone con una dimensione “altra”, ad esempio il terzo occhio. Un autore come Osho, ad esempio, parla spesso del terzo occhio. Ma questo può creare alienazione. Il vero testimone, invece, è incarnato. Non serve a elevarsi sopra il corpo, ma a stare completamente dentro il corpo. A sentire fino in fondo le emozioni, che nel corpo si manifestano.

Adottare la postura del testimone non significa dissociarsi. Significa esserci al cento per cento. Vedere con chiarezza e realismo ciò che accade, nel momento stesso in cui accade.

Piccoli stratagemmi linguistici

Per aiutare questa trasformazione, possiamo usare il linguaggio. Invece di dire “sto provando ansia”, dire “c’è ansia”. Non “sento prurito”, ma “c’è prurito”. Non “sto respirando”, ma “c’è il respiro”. Questo piccolo spostamento linguistico apre un nuovo spazio di consapevolezza.

Spostarsi dallo schema “soggetto > azione > oggetto” a un approccio impersonale è la strada classica della meditazione per coltivare una capacità equanime di visione profonda.

La meditazione del testimone sul ponte

Una pratica utile per coltivare questa postura è la meditazione del testimone sul ponte: immaginiamo di essere su un ponte e osserviamo un fiume scorrere. Nell’acqua scorrono pensieri, emozioni, sensazioni. E noi osserviamo, senza intervenire. Osserviamo tutto ciò che passa.

L’immagine del testimone sul ponte fa emergere un fatto fin qui rimasto implicito, ma che è il momento di svelare: l’atteggiamento del testimone è quello tipico della meditazione vipassana, basata proprio sull’osservazione equanime, non giudicante e non verbale di tutti i fenomeni che si presentano.

Come applicare il metodo del testimone

Quello della meditazione del testimone sul ponte è un esempio di come si può applicare in modo piuttosto didascalico questo approccio che abbiamo descritto. Ma quella che potremmo chiamare “postura” del testimone è un atteggiamento con il quale si prende sempre più confidenza. Con il tempo diventa un modo di fare, che  viene naturale applicare in ogni circostanza della vita.

Nella community Noi di Zen in the City ci siamo esercitati molto sul testimone. Quella che trovi di seguito è una meditazione guidata registrata durante i nostri incontri di pratica settimanali.

Se vuoi provare anche tu cosa significa imparare la meditazione insieme agli altri e con l’aiuto degli altri, vieni a vedere di cosa si tratta.

Audio della meditazione guidata:

 

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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