Gesù e Buddha – 10 spunti per un Natale consapevole

Gesù e Buddha

Gesù e Buddha cosa hanno a che fare tra di loro? In questo articolo vedremo come il Natale, pur essendo una festa tipicamente cristiana, abbia un valore che va al di là della specifica religione. Un Natale consapevole può diventare per tutti – credenti e non – l’occasione per una reale “rinascita”.

Natale festa della luce e dell’oscurità

Il periodo scelto per il Natale coincide più o meno col Solstizio d’inverno. È un momento dell’anno cruciale, perché è contraddistinto dal massimo dell’oscurità. Al tempo stesso, esso segna anche l’inizio dell’allungarsi delle giornate. Per questo il Solstizio è celebrato in tutte le civiltà dell’emisfero boreale (la parte della Terra a nord dell’Equatore) con la massima solennità, oltre che con modalità che hanno tra loro molti punti in comune. Non è un caso che lo stesso periodo contrassegna nel nostro calendario l’inizio del nuovo anno.

Equinozio e Solstizio

Gli equinozi e i solstizi segnano i cambi di stagione in modo inverso nei due emisferi che compongono la Terra: quando da noi è inverno, dall’altra parte è estate, e viceversa.

Nei rituali celtici, specialmente durante celebrazioni come Samhain o Imbolc, era pratica comune spegnere tutti i fuochi dei villaggi per poi riaccenderli con il fuoco centrale (spesso acceso dai druidi). Questo rito serviva a creare un senso di rinnovamento e di unione comunitaria. Un’analoga immagine di umanità indifesa che necessita di un elemento d’unione ci è giunta a noi attraverso la figura del bambinello che giace in una grotta, al freddo e nell’oscurità.

Possiamo dire che l’insegnamento fondamentale del Natale sta più nell’oscurità che nella luce. Infatti, se Cristo è normalmente associato al sole e alla luce (un’associazione presente nell’Antico Testamento e poi fortemente ribadita da San Paolo), come mai il Natale viene festeggiato in occasione del solstizio d’inverno, cioè quando la luce è assente, anziché nel solstizio d’estate, quando c’è il massimo dell’illuminazione?

Nella Notte di Natale i Magi sono guidati non dal sole, che avrebbe indicato loro chiaramente la strada, ma dalla stella cometa, una luce molto fioca, persino misteriosa. Dunque Cristo, il salvatore dell’umanità, arriva proprio nel momento del massimo buio, annunciato solo da un indizio assai incerto, come una lontana e debole luce. Solo la forza della fede consentirà ai Magi di scoprire chi è il Salvatore del mondo. Il Natale è dunque la celebrazione della luce che scende nell’oscurità.

adorazione dei magi

I magi trovano Gesù seguendo la debole luce della stella cometa in una notte piena di oscurità (nell’immagine: i magi in un affresco nelle catacombe di Priscilla a Roma)

Lo stesso avviene per noi. Tenebre e luce sono entrambe componenti di ciò che chiamiamo anima. Le due parti presenti in ciascuno di noi. Per rinascere a nuova vita, abbiamo bisogno di entrambe. E abbiamo bisogno di scendere nelle tenebre.

Gesù e Buddha: il parallelo degli insegnamenti

La pratica di consapevolezza, quella insegnata dal Buddha storico 2.500 anni fa, si basa sugli stessi principi. La luce della grotta, che si manifesta nel pieno della notte, è come l’insight, cioè la comprensione risvegliata che si ottiene tramite la meditazione. La stessa pratica, infatti, non è rassicurante. È piuttosto inseguire con fiducia un centro oscuro e sconcertante, illuminare la propria oscurità, trasformare l’ombra. La pratica di meditazione non serve a stare meglio, a fuggire dalla sofferenza, ma a essere pienamente noi stessi, a compiere l’umano al cento per cento.

Entrare in contatto con ciò che siamo veramente è come essere indifesi e nudi nel buio più profondo, nell’incertezza totale. Il risveglio può nascere solo da tale condizione, non dalla piena luce. Il messaggio del Natale è dunque chiaro: non cercate la luce negli insegnamenti dei maestri, nello studio di teorie e dottrine, guardate con sincerità e coraggio dentro voi stessi, anche e specialmente nei recessi più oscuri.

I punti in comune tra Gesù e Buddha

Se guardiamo all’insegnamento di Gesù e del Buddha nel loro complesso, emergono molti punti in comune, al punto che sono state fatte molte ipotesi circa le possibili influenze del buddhismo sul cristianesimo (non viceversa, perché il Buddha è vissuto 5 secoli prima di Gesù). Le somiglianze tra cristianesimo e buddhismo, le 2 religioni create dai seguaci di Gesù e di Buddha, riguardano specialmente tre ambiti:

  • Insegnamenti etici: entrambe le religioni promuovono valori come compassione, amore universale e nonviolenza.
  • Pratiche monastiche: esistono parallelismi tra le tradizioni monastiche buddhiste e cristiane, come la vita ascetica e la meditazione.
  • Narrative simili: alcuni studiosi hanno notato somiglianze tra le storie della nascita e della vita di Gesù e del Buddha.

Alcuni storici suggeriscono la possibilità che il buddhismo abbia influenzato lo sviluppo iniziale del cristianesimo, forse attraverso il gnosticismo, un movimento religioso e filosofico emerso tra il I e il III secolo d.C. nel Mediterraneo orientale, soprattutto in aree come l’Egitto, la Siria e l’Asia Minore. Ma per la maggior parte degli studiosi è improbabile un’influenza diretta del buddhismo sul cristianesimo primitivo. Ma poi, nei secoli, ci sono stati molti contatti e influenze tra le due tradizioni, specie dal buddhismo verso il cristianesimo.

Gesù e Buddha non erano buonisti

Un altro elemento che Gesù e il Buddha avevano in comune è stato quello di non essere affatto “buonisti”. L’idea di “essere tutti più buoni a Natale” banalizza e scredita il messaggio di Gesù, riducendolo a un sentimentalismo temporaneo privo della dimensione radicale dell’etica cristiana. Gesù denunciava apertamente ipocrisie e ingiustizie, come fece con i mercanti nel tempio o con i farisei. Invitava inoltre i propri seguaci a “prendere la propria croce”, segnalando che il cammino verso l’amore autentico richiede sacrificio, coraggio e responsabilità, non semplice bontà di facciata.

Dal canto suo il Buddha sottolineava l’importanza di comprendere la sofferenza (dukkha) e le cause che la generano, invitando a praticare la compassione con discernimento e saggezza, non per semplice convenzione sociale o pratica religiosa. Il Il Buddha criticava gli atteggiamenti superficiali e invitava all’auto-trasformazione, per mezzo di un percorso che dura tutta la vita e richiede disciplina e impegno costante.

Pratiche per un Natale consapevole

Sia Gesù che Buddha sono così presenti nell’immaginario collettivo, che possiamo affermare senza ombra di dubbio che un po’ di Gesù e un po’ del Buddha sono presenti in ciascuno di noi. Anche chi non si interessa a nessuno dei due, né ha seguito il catechismo da bambino, né frequenta troppo Zen in the City (che pullula di insegnamenti del Buddha), ha senz’altro assimilato elementi di entrambe le tradizioni, di cui sono impregnate le culture di molti Paesi del mondo.

Dunque facciamoli uscire un po’ fuori, Gesù e Buddha, invitiamoli a uscire allo scoperto. Sarà un modo che consentirà loro di rinascere ogni volta e in ciascuno, l’ideale per il tempo di Natale.

Ecco alcune pratiche alla portata di tutti che mi sento di suggerire:

  1. Togliere anziché aggiungere – A Natale la tua casa si arricchirà di ulteriori oggetti, oltre ai numerosissimi già presenti. Non ti sembrano un po’ troppi? Non senti che sono una specie di zavorra al tuo risveglio spirituale? Approfitta di questo tempo per eliminare un bel po’ di roba da armadi, cassetti e scaffali. Potresti farti aiutare da uno dei numerosi gruppi Facebook del tipo “Te lo regalo se vieni a prenderlo”.
  2. Meditazione della gratitudine – Ogni sera, prima di coricarti, ripensando alla giornata trascorsa, porta alla mente una cosa per la quale provi gratitudine. Questa pratica ti aiuterà a coltivare un senso di apprezzamento e di gioia.
  3. Camminata consapevole tra le luci natalizie – Quando passeggi per la città addobbata, pratica la camminata consapevole. Presta attenzione ai tuoi passi, al respiro e alle sensazioni del corpo. Osserva le luci, i suoni e i profumi intorno a te, così come la gente che fa shopping, ma fallo senza giudizio.
  4. Ascolto profondo nelle riunioni familiari – Durante gli incontri con amici e familiari, pratica l’ascolto profondo. Sii completamente presente nelle conversazioni, ascoltando attentamente senza interruzioni o distrazioni. Non cercare di voler dire per forza qualcosa, specie se non hai cose utili da dire
  5. Alimentazione consapevole durante i pasti festivi – Assapora ogni boccone di ciò che mangi a tavola. Mangia lentamente, notando i sapori, la consistenza e gli aromi. Questa pratica ti aiuta a gustare appieno il cibo e a riconoscere il lavoro e l’amore che sono stati messi nella sua preparazione.
  6. Momenti di silenzio – Trova un momento nella giornata per stare in silenzio, lontano dal rumore e dalle attività frenetiche. Può essere anche solo per 10 minuti, permettendoti di riconnetterti con te stesso/a.
  7. Consapevolezza delle emozioni: Le festività possono evocare una vasta gamma di emozioni, specialmente quando ti trovi a contatto con i famigliari. Prova a sentirle nel corpo. Pratica l’osservazione consapevole delle tue emozioni senza giudicarle.
  8. Digital detox festivo – Stabilisci dei momenti senza dispositivi elettronici. Questo ti aiuterà a essere più presente con le persone care e a goderti appieno l’atmosfera natalizia.
  9. Luce e buio in me – Riconosci che in te sono presenti sia elementi positivi, nutrienti e benefici per te e per gli altri, così come elementi oscuri. Scrivi una lista delle parti luminose di te e una lista di quelle oscure. Poi, nel corso dell’anno, ogni tanto vacci a dare un’occhiata.
  10. Tempo per gli altri – Ci saranno un bel po’ di giorni nei quali avrai meno impegni del solito. Approfittane per dedicare agli altri un po’ del tuo tempo. Non devi per forza andare a fare volontariato alla mensa della Caritas (che è pur sempre una buona idea). Anche solo dedicare il tempo ad ascoltare cosa gli altri hanno da dire può essere molto prezioso.

In conclusione, Gesù e Buddha possono rivivere in noi se siamo disposti a vivere noi un Natale consapevole. L’importante è abbandonare il buonismo, così come le aspettative che Natale in quanto tale possa portarci qualcosa di buono. Il lavoro spetta tutto a noi.

Ringraziamenti: il concetto del Natale come luce che si manifesta debolmente nelle tenebre, quale parallelo della nostra ricerca interiore, l’ho appreso da Alberto Cortese, a cui sono grato.

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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3 risposte

  1. sil ha detto:

    Un punto di vista sempre inatteso e illuminante. Grazie :-)

  2. Giovanna Providenti ha detto:

    Ciao Paolo, buon Natale!
    Ho letto con interesse il tuo resoconto delle cose dette da Cortese martedì scorso.
    Mi sembra che quello che tu scrivi è non solo coerente, ma anche, diciamo così, “tutto giusto”.
    Eppure vi manca qualcosa.
    Nell’ascoltare le parole di Alberto, io avevo come percepito tutta la difficoltà, la durezza di quella notte al buio, al freddo, nel terrore di potere non farcela a risvegliarsi alla luce.
    Si tratta certamente di un entrare in contatto con ciò che siamo veramente, come scrivi tu, indifesi e nudi nel buio più profondo, nell’incertezza totale. Sono parole giuste le tue, è questo.
    Ma l’esperienza, almeno la mia, nel rapporto con la meditazione, insegna che è forse peggio di così: il fatto è che questa sfera di buio e incertezza (da cui deve passare chi medita) fa talmente paura che si innescano talmente tante resistenze di vario livello (i pensieri incalzanti, il poco tempo a disposizione, la tendenza ad addormentarsi, l’illusione di avere colto l’insight, ed altre distrazioni di vario tipo), che il solo riuscire almeno ad entrare in questa dimensione buia e fredda sarebbe già una importante tappa.
    A me sembra che nel discorso di Alberto ci fosse anche questa componente, questo invito a cercare il coraggio di incamminarsi verso questa difficile tappa della ricerca di sé attraverso lo strumento della meditazione. Che Alberto ci indicasse le metafore del freddo, la solitudine, il buio, etc. come tappe difficilissime, ma che vale la pena provare ad attraversare, sapendo che sono dure e che, in quel momento lì, viene a mancare anche la speranza. La luce proprio non c’è (figurarsi l’insight). Ad un certo punto appare, si intravede, un raggio fievole, una cometa che forse indica la strada giusta. E sta a noi capire che, nonostante sia così fievole, nonostante non ci aiuti a vedere/stare bene, né ad essere “felici”, sia proprio quella la cometa da seguire.
    In quello che qui scrivi forse manca il senso della difficoltà e non scontatezza della cosa, ma potrei sbagliarmi,
    auguro comunque buona morte e rinascita a tutte e tutti noi che cerchiamo di affrontare questo passaggio attaverso la meditazione
    Giovanna

  3. Roberto ha detto:

    Complimenti Paolo Subioli, spunti utili per stimolare la ricerca su ciò che più conta. Grazie.

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