Perché conviene fare una cosa alla volta

fare una cosa alla volta

Fare una cosa alla volta è sempre più difficile. È uno dei paradossi del nostro tempo. La scienza ha ampiamente dimostrato che come esseri umani siamo stati creati (dall’evoluzione) per fare una cosa alla volta. In altre parole, facendo una sola cosa alla volta funzioniamo al meglio. Eppure non ci riusciamo più. Viviamo in un’epoca nella quale il “multitasking” (fare tante cose insieme) è considerato la normalità. In estrema sintesi, potremmo dire che a forza di affidare compiti sempre più estesi alle macchine, cerchiamo anche noi di comportarci come macchine. Il risultato è che, da un lato, perdiamo le nostre facoltà come esseri umani, mentre, dall’altro, inseguiamo un obiettivo irraggiungibile, quello di performare come delle macchine.

Ma in realtà c’è molto di più: ci perdiamo la vita, l’unica vita che abbiamo a disposizione. Se vogliamo veramente esserci al 100 per cento, in questa vita, l’unica possibilità che abbiamo è di imparare a stare con la nostra attenzione a una cosa per volta.

E se vogliamo esserci al 100 per cento, per le persone che amiamo, dobbiamo imparare cominciando dalle cose più semplici.

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Monotasking, l’arte di fare una cosa alla volta

In contrapposizione al multitasking, un termine che sta guadagnando sempre più popolarità è “monotasking”, cioè fare una cosa alla volta. La pratica è molto semplice: si tratta di rivolgere tutta la nostra attenzione ad una sola cosa per volta. Un’azione che stiamo compiendo, qualcosa o qualcuno che stiamo vedendo o ascoltando, una sensazione che stiamo ascoltando. Ad esempio:

  • non fare nient’altro, mentre si sta parlando al telefono (v. anche meditazione del telefono);
  • mangiare e basta, senza parlare, leggere o guardare la Tv, mentre si sta a tavola, anche quando si pranza al bar;
  • camminare stando completamente nel cammino, con la testa (v. camminare in città), senza parlare con chi ci sta accanto, ascoltare la musica o telefonare;
  • ascoltare la musica senza fare nient’altro contemporaneamente, godendosi la musica stessa al 100 per cento;
  • compiere le azioni della vita quotidiana con la massima concentrazione: farsi la doccia, lavarsi i denti, andare al bagno, bere il caffè, stendere i panni, spostarsi da un luogo all’altro, eccetera. Tutte azioni degne di essere vissute senza diversivi.

Il monotasking è la chiave della felicità. Facendo una cosa per volta siamo totalmente dentro quella cosa, specialmente se riusciamo a non pensare ad altro nel frattempo. Sì, perché multitasking a parte, anche quando facciamo una cosa per volta in realtà ne facciamo due, normalmente: fare quella cosa e pensare a qualcos’altro.

Invece essere immersi completamente in un’attività, qualunque essa sia, ci dà gioia. Come quando siamo nell’esperienza di flusso, tutti presi da ciò che stiamo facendo.

“Tesoro, sono qui per te”

L’attitudine a fare una cosa alla volta dovrebbe anche renderci più facile realizzare in pieno l’amore che proviamo per un’altra persona, sia che si tratti del partner, di un familiare o di una persona amica. Per dimostrare il nostro amore all’altra persona, il modo più efficace è quello di dimostrarle di esserci per lei al cento per cento, con tutta la nostra attenzione.

Il maestro zen Thich Nhat Hanh dice che frasi come «Tesoro, sono qui per te» possono costituire dei veri e propri mantra da recitare per migliorare e consolidare la relazione di coppia:

Quando ami qualcuno vuoi offrirgli il meglio che hai, ossia la tua vera presenza. Puoi amare solo quando sei qui, quando sei davvero presente. Recitare semplicemente il mantra non ottiene tale risultato. Devi praticare l’essere qui, tramite il respiro consapevole o la camminata consapevole o qualsiasi altra pratica che ti aiuti a essere presente come persona libera per te stesso e per chi ami. Prima usa questo mantra con te stesso, per tornare a te e creare il silenzio e lo spazio interiori che ti permettono di essere veramente presente per l’altra persona e di recitare autenticamente il mantra.

Non siamo gli unici a non riuscirci

Prima di passare a considerazioni pragmatiche sull’importanza di fare una cosa alla volta, mi sembra importante sottolineare il fatto che la nostra incapacità crescente a concentraci su una cosa sola non è esclusiva del nostro tempo. Noi moderni tendiamo sempre a consideraci speciali, diversi da tutti gli esseri umani che ci hanno preceduto. Ma in realtà non lo siamo. Ci troviamo semplicemente di fronte a sfide inedite, derivanti per lo più dal dominio della tecnologia e dalla sovrappopolazione.

Avevamo già visto tempo fa come i monaci medievali dovessero lottare costantemente con le distrazioni, pur vivendo in luoghi pensati apposta per la concentrazione e il raccoglimento.

Andando molto più avanti nel tempo, nel 1887, troviamo il filosofo Friedrich Nietzsche, il quale lamentava il modo in cui “si pensa con l’orologio in mano, mentre si mangia il pasto di mezzogiorno leggendo le ultime notizie del mercato azionario”.

Durante l’era industriale, con l’avvento delle catene di montaggio (anni ’10 del secolo scorso), i lavoratori si sono trovati a dover gestire compiti ripetitivi e spesso simultanei. Questo ha portato a una maggiore efficienza nella produzione ma anche a una maggiore difficoltà nel mantenere l’attenzione su un singolo compito, data la natura monotona del lavoro. Questo periodo storico ha messo in luce come l’ambiente e il tipo di lavoro possono influenzare la capacità di concentrarsi su un’attività alla volta. Oggi questo fenomeno è evidente anche nella vita di tutti, qualsiasi sia la nostra occupazione.

Il mito del multitasking, smontato

La scienza dimostra che fare una cosa alla volta conviene. È conveniente sia dal punto di vista individuale che collettivo, e su un doppio piano: sia perché ci porta più benessere, sia perché ci rende più efficienti. È infatti noto che quando facciamo due cose allo stesso tempo, in realtà non le stiamo facendo contemporaneamente, perché il nostro cervello passa di continuo da una all’altra, impiegando molta energia in tale passaggio. È un dispendio inutile, che non si avrebbe facendo prima una cosa e poi l’altra.

Ecco un paio di esempi di lavori scientifici sull’argomento:

  • Lo studio “The Myth of Multitasking” di Gloria Mark (2008) ha dimostrato che il multitasking è in realtà un modo inefficiente di lavorare e può portare a una diminuzione della produttività, a un aumento degli errori e a un maggiore stress.
  • Lo studio “Multitasking and Attention in the Digital Age” di David Meyer e Simone Bavelier (2012) ha esaminato l’impatto del multitasking digitale sull’attenzione e sulla capacità di concentrazione, evidenziando come l’uso frequente di tecnologie multiple possa portare a una riduzione della capacità di attenzione sostenuta.
  • Nello studio “Nine Ways to Reduce Cognitive Load in Multimedia Learning“, Richard E. Mayer e Roxana Moreno hanno studiato il fenomeno del carico cognitivo nell’apprendimento multimediale e hanno concluso che è difficile, se non impossibile, apprendere nuove informazioni mentre si è impegnati in un’attività multitasking.

Poiché il cervello non riesce a concentrarsi completamente quando è in multitasking, le persone impiegano più tempo a completare i compiti e sono predisposte all’errore. Quando si cerca di portare a termine più compiti contemporaneamente, alternandoli rapidamente tra loro, gli errori aumentano e ci vuole molto più tempo, spesso il doppio o più, per portare a termine i compiti rispetto a quando si svolgono in sequenza, secondo Meyer. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che il cervello è costretto a ripartire e a ricentrarsi.

Quando non riusciamo a fare una cosa alla volta

Questo concetti stanno ormai entrando abbastanza nel sentire comune, eppure è sempre più difficile assumerne le conseguenze nei propri comportamenti. La disponibilità costante del telefono non ci aiuta in questo, rendendo arduo resistere alla tentazione di tirarlo fuori mentre siamo impegnati in altro: dal guardare la TV allo stare in compagnia della persona amata al ristorante.

Ma ci sono molti casi in cui fare una cosa alla volta, una sola, è molto arduo, come ad esempio:

  • camminare;
  • guidare la macchina;
  • mangiare.

In tutte queste occasioni, siamo abituati a fare altro, come telefonare, ascoltare musica e podcast, esplorare i social. E acneh quando non facciamo nessuna di queste cose, pensiamo ad altro. E anche pensare a una certa situazione mentre ci troviamo in un’altra è fare due cose contemporaneamente.

La sfida è questa. Riuscire a fare una sola cosa alla volta, con la mente rivolta solo a quello che stiamo facendo. Non è facile, ma in tante occasioni è possibile. Esercitandoci, possiamo renderla un’abitudine.

[La foto iniziale è una mia elaborazione da bp6316, Stati Uniti]

Un modo efficace di esercitarsi

L’esercizio quotidiano alla presenza mentale è il miglior antidoto contro la tendenza impellente al multitasking.

Ciò essere anche estremamente utile partecipare a un ritiro di meditazione. Durante il ritiro si mettono da parte le distrazioni e si dedica tutto il tempo a esercitare la presenza mentale: nella meditazione e in ogni azione della giornata.

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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9 risposte

  1. Sparisego ha detto:

    Non solo è facile, è estremamente gratificante, poichè ci permette di soddisfare noi stessi facendo una cosa fatta bene.
    E ci metteremo metà fatica.

    Ovviamente è solo questione di concentrazione.

    La cosa piu’ difficile di questa pratica è quella di stare da soli, in silenzio, con se stessi, in una stanza chiusa. E’ l’estremo della concentrazione e della meditazione.

    E sono cose che possiamo imparare da soli, senza l’ausilio di nessuno. La meditazione arriva dall’interno, non dall’esterno.

  2. Rossella ha detto:

    Quanto è difficile, ma sono convinta che sia sempre più necessario! Grazie per avermi fatto riflettere…

  3. Giuseppe ha detto:

    Un ottimo articolo…..vivere il presente non vuol dire vivere senza programmare il nostro futuro, aspettando che gli eventi accadano ma, piuttosto, affrontare la vita con concentrazione e distacco, elementi essenziali per poter raggiungere una serenità interiore.

  4. Marco ha detto:

    Ehm…vi sto leggendo ascoltando la musica e non vorrei che lo intendeste come offesa. Considero le vostre idee valide come linee guida ma non da assolutizzare e specie alcuni punti non sono solo ardui ma forse adatti solo ad un asceta.Infatti persino chiaccherare con un compagno di strada viene visto male eppure credo che anche i monaci di tanto in tanto lo facessero. Il cellulare poi è mobile e se non fosse utilizzabile in momenti già di per sè impegnati perderebbe moltissimo del suo senso. Rimane il fatto che quando qualcosa di importante è davanti a noi dobbiamo fermarci ed essere vigili. Sento per esempio di riuscire a dedicare abbastanza attenzione sia alla canzone sia al vostro pezzo, che è breve. Certo: se devo riflettere su cose che non so, studiare qualcosa di complesso…meglio. Il commento si è allungato,nel frattempo la canzone è finita e ho preferito non metterne un’altra: dovevo finire di scrivere.

  5. Marco ha detto:

    Volevo scrivere: “se devo riflettere…meglio una cosa per volta. Ecco, la mia distrazione rischia di darvi ragione…

  6. Andrea Guidoni ha detto:

    Ottimo articolo. Anche io scrivo un blog simile al tuo. Ciao

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