Meditazione all’inizio di una riunione

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Nei primi minuti dell’ultima riunione alla quale ho partecipato nell’ambito del progetto europeo WISE-UP, ho notato subito un clima che definirei di “coinvolgimento limitato”. Traspariva una certa fretta, non troppo dissimulata, le teste già altrove, dispositivi in primo piano, pensieri sovrapposti.
Prima di iniziare, però, ho proposto di fermarci un minuto. In quel contesto è facile, perché molti dei partner del progetto hanno la Mindfulness come propria attività principale, e anche gli altri sanno di stare in un contesto che cerca di favorire la presenza mentale.
Un minuto che cambia il tono della riunione
L’esperimento di un minuto di meditazione all’inizio di ogni riunione l’ho promosso perché credo molto nel potere dell’intenzione. Quando intraprendiamo un’attività qualsiasi, la disposizione mentale che ci motiva è determinante.
Nel tempo, avendo avuto l’opportunità di sperimentare tante volte questa pratica, ho potuto constatare che veramente fa la differenza. È facile da proporre e attuare, perché è molto breve, accessibile, laica. E funziona, perché dopo quel minuto, le persone si sentono in qualche modo inclini ad assumere un atteggiamento diverso nel corso della riunione, quantomeno più collaborativo.
Io credo che sia applicabile a qualsiasi contesto: in azienda, tra amici, nell’associazionismo, perfino nelle riunioni di condominio.
Il testo della meditazione
Questo è il testo che utilizziamo, con la traduzione in italiano.
Meeting Meditation
I am right here
and right now
with my body
with my mind
I am grateful of being here
in a safe place
under a roof
without violence
without hunger.
I say thank you to this moment.
I am aware of being here with other people
After this meeting, they will be part of me
And I will be part of them.
I vow to listen deeply to anyone
and to talk for the sake of everyone.
Meditazione della riunione
Sono proprio qui
e proprio ora
con il mio corpo
con la mia mente.
Sono grato/a di essere qui
in un luogo sicuro
sotto un tetto
senza violenza
senza fame.
Provo gratitudine per questo momento.
Sono consapevole di essere qui con altre persone.
Dopo questo incontro, loro saranno parte di me
e io sarò parte di loro.
Mi impegno ad ascoltare profondamente chiunque
e a parlare per il bene di tutti.
Cosa succede quando ci incontriamo davvero
Per capire la potenza di una pratica del genere, dobbiamo partire dalla constatazione, meramente pragmatica, che ogni incontro con altre persone ci cambia.
Le conversazioni con gli altri, il modo in cui interagiamo, le emozioni che si manifestano durante questi incontri, tutto va a comporre quel bagaglio di esperienza che nel tempo forma la nostra personalità, comprese le nostre idee.
Le relazioni non sono un accessorio della vita, ma ciò che ci compone, che ci rende quelli che siamo proprio ora.
Una riunione, quindi, non è mai neutra: è un evento trasformativo, anche quando non ce ne accorgiamo.
La riunione come palestra delle qualità umane
Non a tutti piace partecipare alle riunioni. Da quando si è diffuso l’uso della videoconferenza, inoltre, se ne fanno veramente troppe. Si perde un sacco di tempo e le persone in genere non danno il meglio di sé.
Ma è anche vero che sono uno dei pochi luoghi nei quali possiamo esercitare il meglio delle nostre qualità umane, come la capacità di ascolto profondo, l’empatia, la parola responsabile, la compassione.
Proprio perché le riunioni sono difficili, imperfette, a volte faticose, esse costituiscono la palestra ideale per affinare le nostre qualità. E non sto parlando di un lavoro meramente individuale, perché per sua natura è un compito che possiamo svolgere aiutandoci reciprocamente. “Per il bene di tutti”, come dice il testo della meditazione.
Gratitudine e condizioni favorevoli
Nella pratica di cui stiamo parlando, propongo anche di ampliare lo sguardo oltre la riunione stessa, i suoi contenuti e le relazioni con le altre persone, per ricordarci delle condizioni di privilegio nelle quali viviamo.
Non so dove ti trovi in questo momento, cara persona che stai leggendo. Io mi trovo a Roma, a casa mia. Il fatto di avere un tetto sopra la testa, di avere sempre da mangiare a sufficienza, di poter uscire liberamente per strada senza aspettarmi di subire violenze, di poter esprimere la mia opinione come quando voglio. Beh, tutto questo non è affatto scontato.
La maggior parte delle persone che vivono in questo mondo non ha affatto tutti questi privilegi. La riunione, il fatto che con altri simili a me ci ritroviamo in uno spazio comune, può essere l’occasione adatta per ricordarci di questi privilegi e esprimere per questo gratitudine.
Riconoscere questo cambia il tono delle nostre richieste, delle nostre pretese, dei nostri conflitti.
Una pratica semplice, non una soluzione magica
La meditazione all’inizio di una riunione è dunque una buona prassi, che consiglio a tutti, ma con la cautela e il pragmatismo del caso. Non è detto che sarà in grado di cambiare veramente il meglio la riunione. Ci sarà sempre qualcuno che storcerà il naso e molti la riterranno inutile.
Ma un minuto di presenza condivisa non è di per sé qualcosa di risolutivo. È un orientamento, è uno spunto per assumere una postura mentale diversa. Se la proverete, sperimenterete che una pratica del genere cambia il campo in modo sottile, quasi invisibile, ma non per questo inefficace.
Un invito a sperimentare
In conclusione, vi invito a sperimentare, magari una sola volta e in un contesto che pensate sia recettivo. La consapevolezza non è una religione, non dobbiamo convincere o convertire nessuno. Non abbiamo etichette o bandiere da difendere.
Il punto è che viviamo costantemente all’interno di un campo governato da tante forze diverse, in continuo mutamento. Una parte importante di queste forze proviene dagli altri. È solo riconoscendo il ruolo degli altri e coinvolgendo gli altri in qualsiasi processo trasformativo, che potremo veramente orientare la nostra vita verso un autentico benessere, personale e collettivo. Le occasioni per provarci si presenteranno continuamente.
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