Proteggere le proprie emozioni da Facebook

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9 Risposte

  1. wwayne ha detto:

    Io non ho una pagina Facebook, ma talvolta mi capita di andarci per guardare i profili delle persone che ho perso di vista, sia ex fidanzate che amici.
    A questo proposito, ti dirò che mi ferisce particolarmente quando guardo le loro foto e mi accorgo che non solo non conosco le persone con cui la mia ex o il mio amico si sono fatti fotografare, ma neanche quelle che cliccano “Mi piace”, nemmeno quelle che commentano… quando succede questo allora vuol dire che l’ intera vita sociale e affettiva di quella persona é diventata un mondo estraneo per te. Ti senti terribilmente escluso.
    Una sensazione simile l’ ho provata il mese scorso, quando ho guardato il profilo Facebook del mio storico compagno di banco del liceo. Ha postato delle foto di lui ad Oslo: pensavo ci fosse andato in vacanza, invece leggo i commenti e cosa scopro? Che ci sta facendo l’ Erasmus… soltanto pochi anni fa lui mi diceva anche cos’ aveva mangiato per colazione, e adesso anche una novità gigantesca come questa l’ ho scoperta per puro caso e per di più via Facebook…
    Per quanto riguarda le cartoline, sono d’ accordo sul fatto che stanno diventando dei pezzi da museo, alla stregua delle videocassette o del grammofono, e anche a me dispiace molto. Questo perché fondamentalmente sono un conservatore a oltranza, fosse per me non cambierebbe mai nulla.
    Per dirti di quanto sono radicale in questa mia posizione, ti dirò che per me già spostare un libro da uno scaffale a un altro é un cambiamento che mi indispone: sono anni che sta lì, io so che quando lo cerco lo troverò in quello scaffale, se lo cambio di posto é il caos.
    Ecco, io il cambiamento lo vedo così, come un caos, un ciclone che spezza gli equilibri da me faticosamente costruiti.
    Tornando alle cartoline, se può consolarti il mese scorso in una località turistica ho trovato una cartoleria che vendeva praticamente solo quelle. Ecco delle immagini del negozio in questione:
    http://www.athesiabuch.it/it/ueberuns/meran_papier
    Guarda la prima foto: quelle cose bianche che vedi sulla destra oltre lo scaffale giallo sono tutte cartoline. Tra l’ altro erano molto belle e variegate: non c’erano soltanto le solite immagini stereotipate delle Dolomiti e dei contadini tirolesi, ma anche foto di alci, di cavalli, di delfini… oltre ovviamente alle foto di persone, che sono a mio parere le più interessanti.
    Il fatto che nel 2013 esista ancora un negozio specializzato in cartoline potrebbe voler dire che esse non sono ancora pronte per diventare un pezzo da museo, che forse la loro parabola non si é ancora del tutto esaurita. O forse sono i tirolesi ad andare in controtendenza, e il loro caso da solo non può fare testo, perché una rondine non fa Primavera.
    Tornando a Facebook, un altro lato negativo del social network per eccellenza é che diminuisce gli argomenti di conversazione. In che senso? Cerco di spiegarlo.
    Prima di Facebook, quando cominciavi a conoscere una persona tu di essa conoscevi solo poche informazioni fondamentali (nome, cognome, età eccetera), e di conseguenza lei per te era un territorio inesplorato, un libro ancora da leggere, un mondo sconosciuto. Lo stesso valeva per l’ altra persona, e quindi avevate mille cose di cui poter parlare: film preferiti, libri, musica eccetera.
    Facebook ha ucciso tutto questo, perché adesso, quando 2 persone iniziano a conoscersi, questi dettagli li scoprono “scavando” nei rispettivi profili Facebook, non parlandone a voce. Così, quando queste due persone avviano una conversazione, non possono più tirar fuori delle domande per rompere il ghiaccio del tipo “che film ti piacciono” o “che musica ascolti”. E se anche le tirano fuori e cominciano a parlarne, l’ uno sa già cosa risponderà l’ altro, e quindi non c’é più l’ effetto sorpresa.
    Facebook ha eliminato quella che gli inglesi chiamano “small talk”, la conversazione su argomenti di poca importanza che serve a creare un’ atmosfera rilassata tra 2 persone. Sei d’ accordo?

  2. paolosub ha detto:

    Io sono un po’ meno radicale. Del resto, se su internet ci stai, con Facebook devi per forza farci i conti, in qualche modo. Banalmente, se scrivi un blog (come fai anche tu) tramite le condivisioni di Facebook puoi allargare il tuo pubblico. Alla gente Facebook piace moltissimo. Questo, di per sé, non è né un bene, né un male, ma è molto importante che si cominci ad usarlo in modo più consapevole, specialmente i giovanissimi, che non hanno mai sperimentato forme diverse di “privacy” o di “intimità”.

    Riguardo allo “small talk”, non so, non credo che Facebook uccida del tutto la conversazione. Vedo che i ragazzi – pur passando un sacco di tempo in compagnia, ognuno col proprio dispositivo – chiacchierano anche a voce, quando ne hanno l’occasione. Conoscere una persona è un percorso complesso e senza fine, non c’è tecnologia che tenga.

    Io scrivo questi articoli di proposito: penso che mentre usiamo queste tecnologie, dobbiamo ben riflettere su cosa stiamo facendo.

    • wwayne ha detto:

      Credo che ogni azione debba essere ben meditata, che siano veramente poche le cose che possiamo fare con assoluta leggerezza. Anche una cosa banale come fare la spesa richiede una grandissima meditazione: per ogni prodotto devi ragionare sulla qualità, sulla quantità, sul prezzo, sulla reale necessità di comprarlo… ma stiamo andando fuori tema. Grazie per la risposta! : )

  3. anna ha detto:

    A volte provo una sorta di invidia, tra virgolette, per quelli che riescono a manifestare le loro emozioni sui social networks: magari avessi chiaro quello che sento in un dato momento e magari lo potessi esprimere. Il fatto è che quando apro Facebook io lo faccio ” a freddo”, solo per curiosità o perchè richiamata da una cd notifica: insomma non ci vivo e non lo considero un grande strumento di comunicazione, ma solo una specie di piccola piazza dove ogni tanto dire qualcosa. Però deve essere bello postare di impulso e sapere che magari qualcuno condivide quello che pensi. All’amico che rimpiange il passato e considera lo spostamento di un libro da un ripiano all’altro un devastante cambiamento auguro di poter vivere felice…ma la regola è che tutto cambia, ogni istante, e mi pare difficile sottrarsi alle quotidiane mutazioni..

    • wwayne ha detto:

      Purtroppo hai ragione. L’ istinto mi porta a resistere il più possibile al cambiamento, ma razionalmente sono consapevole della pressoché totale inutilità dei miei sforzi. Grazie per la risposta! : )

  4. Silvano Munari ha detto:

    Davvero interessante. Grazie di questa riflessione. 🙂

  5. driuorno ha detto:

    L’ha ribloggato su BABAJI.

  6. Marco ha detto:

    Parli della condivisione del piacere. Non scordiamoci che esiste anche il dolore, che va comunicato con cautela magari ma non censurato

  1. 25 aprile 2015

    […] la pratica della cartolina prima di condividere […]

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