Come gestire la fretta, nemica della felicità

come gestire la fretta

Mi sono chiesto tante volte come gestire la fretta. La domanda ha già un valore in sé, perché negare la fretta non è né realistico, né intellettualmente onesto, se si vive integrati nella società di oggi. Per poter gestire la fretta, bisogna innanzi  tutto riconoscerne l’esistenza. Ed è anche necessario riconoscerla come fonte di sofferenza.

La fretta è diventata una compagna costante delle nostre vite. Siamo spesso spinti a correre da un impegno all’altro, a inseguire scadenze, e a cercare di fare più cose possibile nel minor tempo possibile. Persino quando siamo in vacanza! Questa sensazione di urgenza costante, che molti di noi provano quotidianamente, è sintomatica di un ritmo di vita frenetico che può avere conseguenze significative sul nostro benessere fisico e mentale.

Ma cosa significa davvero “vivere di fretta”? La fretta non è semplicemente il desiderio di essere efficienti; è piuttosto una condizione mentale che ci porta a essere costantemente in tensione, con la sensazione che il tempo non sia mai abbastanza. Quando siamo di fretta, siamo meno presenti nel momento, più inclini a commettere errori, e spesso ci sentiamo sopraffatti. Il problema è che questa continua corsa contro il tempo ci impedisce di goderci appieno le esperienze quotidiane, di apprezzare le piccole gioie della vita e di essere realmente presenti per le persone che amiamo.

Non dobbiamo sentirci in colpa per questo. Viviamo in una cultura che spesso glorifica la produttività e l’efficienza a discapito del benessere personale. Siamo in una società molto complessa, nella quale il singolo individuo deve rispondere a una molteplicità di richieste. Inoltre, come vedremo, la fretta è una caratteristica umana profondamente radicata nella nostra psiche. Il clima di urgenza che percepiamo a livello collettivo ci condiziona fortemente.

Tuttavia, per gestire la fretta, è fondamentale riconoscere quanto può essere dannosa. La fretta può aumentare i livelli di stress, causare ansia, e avere un impatto negativo sulla nostra salute mentale e fisica. Per questo motivo, è importante esplorare modi per ridurre la fretta e imparare a vivere con maggiore calma e consapevolezza. Attraverso la presenza mentale – sostenuta da pratiche come la mindfulness e la meditazione – possiamo trovare il modo di rallentare il nostro ritmo di vita, godendo di una maggiore serenità e migliorando il nostro benessere generale.

Origini evolutive della fretta

Per sgombrare bene il campo dai sensi di colpa, vediamo innanzi tutto quali sono le origini evolutive della fretta. Esse possono essere comprese esplorando come certi comportamenti e risposte sono stati adattativi per i nostri antenati in contesti di sopravvivenza. La fretta, infatti, non è certo un fenomeno moderno, ma ha radici profonde nel nostro passato evolutivo, legate alla necessità di rispondere rapidamente alle minacce e alle opportunità.

Nel corso della storia evolutiva umana, la capacità di reagire rapidamente a situazioni di pericolo è stata cruciale per la sopravvivenza. I nostri antenati vivevano in ambienti pieni di minacce, come predatori, pericoli naturali e rivalità umane. In queste circostanze, avere una risposta immediata – come scappare rapidamente da un pericolo o prendere decisioni veloci in situazioni di caccia – aumentava significativamente le possibilità di sopravvivenza.

Questa necessità di reazione rapida è legata alla risposta “fight or flight” (attacco o fuga), un meccanismo innato nel sistema nervoso autonomo che prepara il corpo ad agire immediatamente di fronte a un pericolo percepito. Questo meccanismo, regolato dal sistema nervoso simpatico, provoca un aumento del battito cardiaco, un afflusso di sangue ai muscoli, e una riduzione delle funzioni non essenziali per permettere una reazione più efficace. La fretta, in questo senso, può essere vista come una forma di questa risposta evolutiva.

Oltre alla risposta al pericolo, la fretta può essere stata utile anche nella gestione delle risorse e nelle attività quotidiane come la caccia e la raccolta. Nella vita dei cacciatori-raccoglitori, essere in grado di reagire velocemente per catturare una preda o raccogliere risorse alimentari prima di altri gruppi poteva fare la differenza tra abbondanza e scarsità.

La capacità di muoversi rapidamente e agire con efficienza in questi contesti ha favorito lo sviluppo di un certo tipo di comportamento orientato alla fretta, che avrebbe permesso di sfruttare le opportunità alimentari e di sopravvivenza con maggiore successo.

Nel corso dell’evoluzione umana, inoltre, la fretta potrebbe anche aver giocato un ruolo importante nella competizione sociale. Nei gruppi sociali, la capacità di ottenere rapidamente risorse, stabilire il proprio status, o reagire a conflitti poteva determinare il successo all’interno del gruppo e, di conseguenza, le possibilità di sopravvivenza e riproduzione.

In ambienti sociali complessi, dove la cooperazione e la competizione coesistevano, la fretta poteva manifestarsi come una necessità di agire velocemente per mantenere o migliorare la propria posizione sociale, per accedere a risorse limitate, o per reagire a situazioni sociali dinamiche.

Infine, la fretta può essere vista come un adattamento evolutivo ai cambiamenti ambientali. Durante periodi di transizione rapida – come mutamenti climatici o l’arrivo di nuove specie in un ecosistema – la capacità di adattarsi rapidamente a nuove condizioni avrebbe potuto rappresentare un vantaggio selettivo. Le popolazioni che erano in grado di rispondere più velocemente ai cambiamenti ambientali avrebbero avuto maggiori probabilità di sopravvivere e prosperare.

origini evolutive della fretta

La fretta è una risposta comportamentale a certi stimoli ambientali che i nostri antenati hanno sviluppato nel corso del processo evolutivo per poter sopravvivere meglio.

Gestire la fretta tornando ai ritmi naturali

La “naturalezza della fretta” potrebbe suggerirci come prima strategia quella di comprendere il divario tra le nostre aspettative e i ritmi “naturali” della realtà. La fretta ci spinge a voler ottenere subito qualche cosa, ma in natura il “subito” non esiste. È necessario abbandonare il punto di vista egoico delle nostre aspettative per adottarne uno più obiettivo, che tenga conto anche di cosa c’è dall’altra parte.

A tal proposito, avevo già riportato l’esortazione di Rainer Maria Rilke a lasciare che le cose si sviluppino secondo il proprio corso. Aggiungo che potremmo fare nostro la similitudine dei peperoncini proposta dal maestro Ajahn Chah,

Il nostro maestro, il Buddha, disse che il modo in cui le cose progrediscono dipende da loro. Se ci impegniamo intensamente nella pratica, non possiamo controllare se questa progredirà rapidamente o lentamente. È come piantare dei peperoncini. La pianta sa quello che sta facendo. Se vogliamo che cresca in fretta, dobbiamo sapere che questo è illusione. Se vogliamo che cresca lentamente, dobbiamo sapere che questo è illusione. Solo quando effettivamente viene piantata potremmo ottenere il frutto che desideriamo.

Quando piantiamo un peperoncino, il nostro dovere è quello di scavare la buca, dare l’acqua alla pianta, darle del fertilizzante, liberarla dagli insetti. Questo è tutto. Questo è ciò che dipende da noi, ciò che dipende dalla nostra volontà. Per quanto riguarda se il peperoncino apparirà o meno, di- pende dalla pianta. Non da noi. Non possiamo tirarla per farla crescere.

(da: Ajahn Chah, “In parole povere. 108 similitudini di Dhamma”, Monastero Santacittarama.)

Gestire la fretta in quanto energia dell’abitudine

Un altro modo efficace di gestire la fretta – o quanto meno la fretta come problema – è quello di riconoscerla come forma di energia dell’abitudine.

Se ci fate caso, abbiamo fretta persino quando siamo in vacanza, anche se non sempre c’è un vero motivo per farlo. È un tipico caso in cui entra in gioco l’energia dell’abitudine, trasmessaci dall’ambiente a cui apparteniamo. Essa ci spinge con forza, senza che ce ne rendiamo troppo conto, ad assumere certi stati mentali. Ma c’è un antidoto altrettanto potente che possiamo mettere in campo: l’energia della presenza mentale. Ecco come.

Nel blog Savor The Book, Lilian Cheung si poneva questa domanda:

Come possiamo diventare consapevoli delle cattive abitudini, per poterle cambiare?

La risposta, tratta dal libro di Thich Nhat HanhAnswers From the Heart”, è molto illuminante, secondo me, perché va a toccare proprio la fretta come fattore di malessere molto comune tra noi abitanti delle metropoli.

L’energia delle abitudini negative cerca sempre di venire fuori, ma tramite la presenza mentale, sarete in grado di riconoscerla. La presenza mentale ci aiuta a riconoscere le abitudini che ci hanno trasmesso i nostri antenati e genitori, o che abbiamo assimilato nel corso dell’infanzia. Spesso, il solo riconoscerle fa sì che allentino la propria presa. Supponete di avere l’abitudine di cadere preda della fretta, quando fate cose come cucinare o effettuare acquisti. Tramite la consapevolezza, potete riconoscere che passate da una cosa all’altra precipitosamente, cercando di finire prima possibile. Poi vi accorgete che si è manifestata l’energia del fare in fretta. Allora inspirate ed espirate, e dite: “Mia cara energia dell’abitudine, eccoti ancora qui.” E non appena la riconoscerete, essa perderà la sua forza.

Poi ritorna ancora, voi fate lo stesso, e lei continuerà a perdere la propria forza. Non dovete combatterla, ma solo riconoscerla e sorriderle. Ogni volta che la riconoscerete, diventerà un pochino più debole, fino a quando, alla fine, non potrà più esercitare alcun controllo su di voi.

Il metodo è chiaro: non sentirsi in colpa, non cercare di combattere lo stato mentale negativo, ma solo riconoscerlo. Sorridergli, persino. È un criterio che potremmo applicare facilmente a molte altre abitudini negative. Scommetto che può essere utile anche a chi vuole smettere di fumare. Perché non provare?

Lo stesso Thich Nhat Hanh dice anche:

Sono arrivato, non ho più il bisogno di correre, perché correre è un’energia dell’abitudine, che esiste in tutti noi e che ci spinge sempre a correre e questa energia vi è stata trasmessa dai genitori, dagli antenati. Quando questa energia si rivela e vi spinge, bisogna sorridere a questa energia e dire: “Buongiorno, energia dell’abitudine, ti riconosco, non mi puoi spingere. Mi voglio stabilire nel momento presente”. E fate un’inspirazione in presenza mentale, e fate un passo in presenza mentale. Sono già a casa, non voglio più correre, sono già arrivato.

(Da: “L’arte di essere felici“)

Perché parlo della fretta come di una cosa che mi riguarda

Abbiamo parlato di come gestire la fretta. Vorrei concludere con un appello a non demonizzarla. È vero che la fretta costituisce un fattore di sofferenza, ma è intrinsecamente parte di noi. La natura ce ne ha dotato centinaia di migliaia di anni fa e risulta utile anche oggi. Non puoi dire a un genitore di 2 figli piccoli, che tutti i giorni deve accudirli e anche andare a lavorare, che non deve mai avere fretta. Questo blog è nato nel 2009 per aiutare le persone a portare la pratica di consapevolezza nelle proprie vite indaffarate. Quell’esigenza è più che mai viva anche oggi.

Troverete sempre qualcuno che esibisce con orgoglio la propria mancanza di fretta, che magari ha deciso di andare a vivere in un piccolo centro e di fare tutto con calma. Ottima scelta! Ma non è possibile per tutti. E se tale scelta comporta magari di arrivare tardi agli appuntamenti, allora no, grazie. È più prudente seguire la via di mezzo indicata dal Buddha.

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[La foto è di Susan Sermoneta, Stati Uniti]

Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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Una risposta

  1. adriana ha detto:

    grazie.Leggere questo brano è stato per me un grande aiuto e spero di portarmelo “in casa” il più sovente possibile.

    Adriana.

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