Meditazione camminata in montagna

Meditazione camminata in montagna

La meditazione camminata in montagna è una forma di meditazione tipica dell’estate e delle vacanze. È molto facile da praticare e richiede un unico requisito: che vi piaccia camminare in montagna. A me piace molto, ma so che non per tutti è così. Se vi piace camminare in montagna, vale la pena farlo con consapevolezza e renderla una pratica ancor più rigenerante di quello che già è, grazie all’esercizio fisico che consente di fare e al contatto intimo con la natura che le è proprio.

La meditazione camminata in montagna non è molto diversa dalle altre forme di meditazione camminata. Quello che cambia è il fatto di svolgersi in situazioni di dislivello e quindi richiedere un certo sforzo. Anche il contesto particolare richiede attenzioni aggiuntive, ma permette anche di godere di un’esperienza davvero unica.

Lo sforzo richiesto dal camminare in salita è già di per sé un’ottima fonte di meditazione, perché esalta certe caratteristiche del corpo che normalmente sono più silenti. Ne ho parlato in due articoli, “Meditazione della salita” e “Salire le scale con la meditazione della salita“, quindi non insisto su questo aspetto specifico.

Prima di descrivere la pratica vera e propria, va detto che camminare in montagna è un’occasione perfetta per approfondire l’aspetto dell’intenzione, che nella meditazione è cruciale.Quando intraprendiamo un cammino in montagna, facciamo qualcosa di contro-intuitivo, rispetto al nostro stile di vita moderno. Di solito cerchiamo in tutti i modi l’agio e le comodità e non ci va troppo di faticare, specialmente a lungo. Raramente ci muoviamo a piedi. Cosa ci spinge allora a intraprendere un dislivello di 500, 1.000 o persino 2.000 metri? È l’intenzione. Vogliamo farlo, e siccome quell’intenzione è ben radicata in noi, la manteniamo per tutto il tempo, riuscendo ad arrivare alla nostra meta. Un ragazzo ben preparato fisicamente, ma non abituato alla montagna, si stuferebbe presto, perché privo dell’intenzione necessaria. Nella meditazione il meccanismo è simile. L’intenzione ci consente di sederci sul cuscino tutte le mattine e di perseverare nella nostra concentrazione per tutto il tempo.

Un altro aspetto che è possibile approfondire con la meditazione camminata in montagna è quello del rapporto con la Terra. Mentre camminiamo, possiamo percepire chiaramente la forza di gravità con cui la Terra ci attira a sé. È una forza che agisce di continuo, per tutto il corso della nostra vita, diventando parte integrante del nostro modo di pensare e di concepire noi stessi. Questo legame forte con la Terra è un vincolo di figliolanza, perché tutto ciò che noi siamo viene dalla Terra stessa. Non c’è un solo atomo del nostro corpo che non provenga dalla Terra, la nostra madre comune. Dante Alighieri, terminò la Divina Commedia con il verso “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, a sottolineare una sorta di corrispondenza tra l’amore di Dio e la forza di gravità. Camminando in montagna, possiamo percepire bene la gravità, sentendo le differenze tra salita, pianura e discesa, e apprezzare in questo modo il legame di figliolanza che ci unisce alla nostra madre Terra.

Come praticare la meditazione camminata in montagna

Praticare la meditazione camminata in montagna richiede innanzi tutto di camminare in silenzio. Perciò è possibile praticarla a patto di essere soli o con persone che concordano sul fatto di rimanere in silenzio. Le istruzioni generali sono le stesse della normale meditazione camminata: concentrarsi unicamente sul movimento del corpo e sul respiro, lasciando andare eventuali pensieri che insorgono.

Camminando in salita, essendo il passo piuttosto lento, è possibile sincronizzare il passo con il respiro, ad esempio espirando ogni volta che si poggia a terra il piede sinistro (o il piede destro). Questo aspetto è molto importante, sia per mantenere la concentrazione, sia per far sì che la meditazione si trasformi in uno stato di assorbimento mentale, che è il prerequisito per una visione più chiare della realtà. Se si nota che il passo è troppo veloce, rispetto al ritmo richiesto per la respirazione, si può pure sincronizzare un respiro con due passi, con tre passi, e così via.

A questo punto, propongo diverse opzioni per questa meditazione.

  1. La prima opzione è di praticare una normale meditazione camminata, seppure in queste condizioni speciali, concentrandosi sul respiro e sulle sensazioni del corpo. Tali sensazioni riguarderanno ad esempio il battito cardiaco, lo sforzo muscolare, il calore del sole sulla pelle, il passaggio del vento, ecc. È molto interessante fare attenzione anche alle sensazioni visive. In tal caso ci sono due possibilità. La prima è di ammirare ciò che incontriamo lungo il nostro cammino, come fiori, alberi, animali, paesaggi, eccetera. La seconda – più interessante e più coerente con uno stato meditativo, a mio parere – è di concentrarsi sulle sensazioni visive senza attribuire loro un significato. Questo significa osservare forme e colori per quello che sono, senza etichettare con nomi, come farebbe un bambino appena nato che si trovasse qui. Questo modo di guardare è quello più vicino alla realtà, la quale è fatta unicamente di onde di diverse frequenze e non di oggetti separati, tipo fiore, pino, scoiattolo, sasso, eccetera.
  2. La seconda opzione è di concentrarsi in particolare sull’espirazione, nel momento in cui uno dei piedi tocca il terreno e continuare così, incessantemente, ma con molta calma, per entrare in contatto con la dimensione della mente quieta. Stateci a lungo, con la mente quieta, e vedrete. Questa è una pratica bellissima e rigenerantissima, un regalo prezioso che la millenaria tradizione Zen ci ha lasciato perché possiamo liberamente interpretarlo, come in questo caso. Oltre tutto, possiamo praticarla ogni volta che camminiamo in montagna, anche per giornate intere! La dimensione della mente quieta si lega in particolare all’ambiente della montagna, dal momento che la montagna stessa è una sorta di metafora dell’accettazione della mutevolezza della vita. Per approfondire questo aspetto, si veda la Meditazione della Montagna.
  3. La terza opzione, la più sofisticata, è di lavorare sulla dimensione del Sé, per liberarci dall’idea “dualista” di essere un Sé separato dal resto della realtà. Anche qui è lo Zen a venirci in aiuto, per mezzo del maestro Thich Nhat Hanh in particolare. Man mano che rimaniamo concentrati sul respiro e sull’atto del camminare, ripetiamo mentalmente “c’è solo il respirare”, poi “c’è solo il camminare”. Dopo un po’, passiamo a “non c’è chi respira” e poi a “non c’è chi cammina” Alla fine del cammino, arriveremo molto più leggeri, anche se abbiamo uno zaino sulle spalle. È la leggerezza di chi si sente più libero dal peso dell’io, per lo meno in parte. Per chi volesse approfondire questa pratica in particolare, c’è l’articolo Felicità è il camminare, che ho scritto qualche anno proprio su questo.

Mentre ce ne stiamo così, intenti a rimanere concentrati sul respiro, i passi, le sensazioni e tutto il resto, insorgeranno dei pensieri, a “contaminare” la nostra meditazione. Sapendo che è una cosa del tutto naturale, possiamo gentilmente lasciarli andare, possibilmente prima che si trasformino in lunghi monologhi o dialoghi immaginari. L’insoregere di tali pensieri è un’occasione preziosa per conoscerci meglio, per osservare direttamente le nostre ossessioni.

Un aspetto molto importante della camminata in montagna è quello del contatto con gli elementi naturali. Tale contatto è rigenerante in quanto tale, ma se siamo concentrati in uno stato meditativo, anziché chiacchierare o pensare ai nostri problemi, ne potenziamo enormemente gli effetti. Tecnicamente si chiama “biofilia”, ed è la nostra tendenza innata a concentrare il nostro interesse sulla vita e sui processi vitali, intuita dal celebre psicanalista tedesco Eric Fromm. È il motivo per cui teniamo in casa le piante, oltre che gli animali domestici. Dunque il contatto con la natura della montagna è preziosissimo, specie per chi normalmente vive in città, e vale la pena goderselo fino in fondo. Potete approfondire l’argomento nel libro “Ama il tuo smartphone come te stesso“.

Arriva poi il momento della discesa. In discesa le cose sono parecchio diverse, per vari motivi. Il movimento è diverso, più a frenare che a spingere e poi siamo stanchi. La mente si trova in uno stato completamente diverso, proprio perché il corpo è diverso. È possibile comunque provare a meditare nei modi che ho descritto, ma ci si può anche accontentare di osservare le sensazioni del corpo, dei muscoli in particolare. Ma anche osservare la diversa predisposizione della mente è molto interessante. Ci consente di scoprire quanto lo stato della mente dipenda da quello del corpo, oltre che viceversa. La meditazione camminata in montagna è veramente un grande viaggio alla scoperta di noi stessi!

Consigli per camminare in montagna

A questo punto mi sembra utile dispensare qualche consiglio per camminare in montagna, se magari volete iniziare a farlo e non avete grande esperienza.

  1. La cosa più importante è di dosare le proprie forze e non intraprendere imprese al di sopra delle nostre capacità e possibilità fisiche. In montagna è importante essere modesti, consci dei propri limiti e mai, proprio mai, cercare la prestazione. Anche perché la montagna può essere molto pericolosa.
  2. Le condizioni meteo sono da considerare con grande attenzione, perché ritrovarsi a camminare con un temporale può essere molto pericoloso. In montagna il tempo cambia con grande facilità. Una mattina di cielo azzurro non significa niente, perché i cambiamenti di solito avvengono nel pomeriggio.
  3. Le attrezzature di base non devono essere trascurate: borraccia (o bottiglia) con acqua, occhiali da sole, cappello, maglione o pile, giacca a vento, coltellino milleusi, cibo di riserva.
  4. Le scarpe devono essere adatte, del numero giusto (di solito uno in più) e soprattutto già sperimentate, perché camminare con le vesciche può essere una forma di meditazione, ma non così indispensabile. Se si tratta di scarpe da trekking, meglio usarle ogni tanto durante l’anno, per evitare che la colla della suola si irrigidisca e ceda proprio quando siamo in quota!
  5. I bastoncini da trekking sono un accessorio ormai di moda, che definirei indispensabile. Essi consentono di trasferire una parte importante dello sforzo alle braccia, salvaguardando così anche e ginocchia. È quasi come diventare da bipedi a quadrupedi. Lo sforzo è decisamente inferiore e infatti hanno molto successo. È importante regolare bene la loro altezza, che in piano deve consentire all’avambraccio di formare un angolo di 90° con il braccio. Poi vanno regolati diversamente per la salita e la discesa. Ogni tanto meglio farne a meno, per non perdere l’abitudine all’equilibrio. Anche in certi passaggi più impegnativi sulle rocce, è meglio rimanere a mani libere.

Le app per camminare in montagna

Anche per camminare in montagna, e per il trekking in generale, ci sono molte app che possono aiutarci. Ne ho selezionate tre che uso personalmente, trovandole molto utili.

Wikiloc è un sito e una app utile soprattutto per trovare percorsi. MI piace perché è basata sulla collaborazione degli utenti, come in Wikipedia, ma anche perché consente di trovare percorsi a piedi veramente ovunque. Chiunque può “registrare” un percorso col proprio telefono, mentre cammina, e poi caricarlo sul sito. Io stesso ho caricato diversi percorsi. La versione gratuita della app consente di trovare percorsi ovunque ci si trovi, quella a pagamento anche di seguirli direttamente dal proprio telefono.

ViewRanger è una app che apprezzo in particolare per il fatto che fornisce una mappa dettagliata, con tutti i sentieri, del luogo nel quale ci si trova. Una specie di Google Maps, ma molto più accurata e con l’indicazione dei sentieri.

Komost è un’altra app eccezionale, che funziona da navigatore, dopo aver selezionato una destinazione, che può essere anche un rifugio, un passo o una cima. Permette anche di pianificare un certo percorso, tratto per tratto, basato sui sentieri. Scaricando mappe a pagamento, si può avviare il navigatore in tempo reale, come quello che si usa in auto.

PeakVisor è una app che ho scoperto da poco, molto bella, perché consente di sapere i nomi e le altitudini di tutte le montagne, quando le inquadriamo col nostro telefono. Fornisce anche mappe 3D delle montagne e la funzione di individuazione del percorso. La app è stata sviluppata da una startup italiana.

[La foto è di Stephen Goldberg da Unsplash]

Zen in the city. L’arte di fermarsi in un mondo che corre

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"Questo libro è stato il mio primo contatto con lo zen. Per me che sono appena approdata in questo mondo è stato una rivelazione, perché parla di pratiche quotidiane che non necessitano di particolari conoscenze, ma che aiutano a vivere la vita in modo più sereno. è un libro alla portata di tutti, esordienti e esperti. è bello potercisi affidare in davvero molti momenti della giornata, perché nel libro si riesce a trovare la giusta…

Paolo Subioli

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Paolo Subioli - Ama il tuo smartphone come te stesso
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Smartphone, tablet e pc non sono più meri strumenti al nostro servizio, ma vere e proprie estensioni dei nostri corpi e delle nostre menti.  Essendo parte di noi stessi, devono diventare elementi di crescita. Attraverso il percorso della Digital Mindfulness viene affrontato il tema della consapevolezza del rapporto con i media digitali, proponendo piccole pratiche quotidiane, spazi di riflessione, momenti di riequilibrio per migliorare la nostra vita e quella degli altri.

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